Il consulente finanziario è la figura professionale di riferimento per la creazione e gestione di un portafoglio di investimento e, più in generale, per ciò che gli anglosassoni chiamano “financial planning”: una pianificazione integrata delle risorse finanziarie che va dall’asset management al tax planning, fino alla pianificazione successoria.

Come lavora un consulente fee-only?

Che cosa lo distingue dal consulente bancario o di rete e come scegliere lo studio di consulenza finanziaria più adatto a sè?

Queste sono alcune delle domande a cui risponderemo in questo articolo.

Che cos’è un consulente fee only e perché l’indipendenza conviene

Un consulente fee-only è un professionista della consulenza finanziaria iscritto all’Albo OCF – sezione “consulenti finanziari autonomi”. Si chiama consulente “fee-only” perché viene remunerato esclusivamente dal cliente tramite una parcella (“fee”) trasparente e concordata, senza percepire commissioni, incentivi o retrocessioni da banche, società di gestione o assicurazioni.

Nel parlare di indipendenza o autonomia, due concetti che in Italia sono giuridicamente associati al consulente fee only, è bene precisare come interpretarli correttamente, al fine di evitare alcune distorsioni.

Per prima cosa, quando si parla di consulente finanziario indipendente, l’indipendenza è una questione di modello di remunerazione e di assenza di conflitto di interessi, non di forma contrattuale. Molti consulenti finanziari non indipendenti, infatti, sono formalmente lavoratori autonomi o agenti di commercio e non dipendenti di banca. Questo però non li rende consulenti fee-only e autonomi/indipendenti nel senso che ci interessa.

In secondo luogo, l’indipendenza non va nemmeno interpretata come una scelta “alternativa” o “anti-sistema”, nel senso culturale in cui si parla di cinema indipendente contrapposto al mainstream. L’indipendenza indica semplicemente l’assenza di legami economici con chi produce o distribuisce strumenti finanziari. È quindi un concetto tecnico e giuridico, non una categoria culturale o di mercato.

Differenza tra consulenza bancaria e indipendente

Infine, la consulenza fee-only indipendente non va confusa con quella “consulenza a parcella” o “consulenza fee only” veicolata e venduta da banche e reti che, stando agli ultimi dati, avrebbe raggiunto il 25% della raccolta netta totale

I motivi sono molteplici:

  • Spesso, nel contesto bancario, non si ha a che fare con un “fee only”, ma con una “fee on top”, una parcella aggiuntiva, on top appunto, ai costi dei vari prodotti (fondi, polizze, ecc.). Si tratta di un servizio venduto al cliente come più personalizzato e dedicato, ma che il più delle volte non apporta un reale valore aggiuntivo;
  • Il punto chiave non è tanto la parcella, ma l’assenza di conflitti di interesse. I consulenti finanziari autonomi iscritti alla sezione autonomi dell’albo OCF hanno un divieto esplicito per legge: non possono ricevere retrocessioni o incentivi da produttori e collocatori di strumenti finanziari. Il loro unico compenso è la parcella pagata dal cliente. Per i consulenti che operano attraverso banche o reti di distribuzione questo vincolo non esiste: possono, e nella quasi totalità dei casi lo fanno, ricevere commissioni sui prodotti che collocano. La domanda giusta da porsi non è “quanto mi costa?” ma “questo consulente guadagna qualcosa a seconda di ciò che mi consiglia?”;
  • La crescita della consulenza a parcella è legata anche alla Retail Investment Strategy europea (RIS), approvata nel dicembre 2025 che introduce maggiori obblighi di trasparenza sui costi e nuovi criteri di “value for money” per i prodotti finanziari. Non elimina però le retrocessioni, il divieto, inizialmente proposto dalla Commissione europea, è stato rimosso nel corso del negoziato. Il conflitto di interesse strutturale nei modelli distribuivi bancari rimane quindi intatto sul piano normativo europeo.

Come lavora uno studio di consulenza finanziaria nel 2026

Un consulente finanziario autonomo fee-only lavora spesso in un team, costituendo uno studio di consulenza finanziaria che, a sua volta, può assumere o meno la forma giuridica di una SCF (Società di Consulenza Finanziaria). 

Uno studio di consulenza finanziaria offre diversi servizi. Il primo, e forse più classico, è la gestione di portafoglio (asset management): un check-up del proprio attuale portafoglio finanziario, una nuova costruzione e gestione di portafoglio, una revisione della propria asset allocation e così via.

Il secondo, probabilmente più giovane nel contesto italiano, è quello della pianificazione finanziaria in senso più ampio: le performance di qualità di un asset management solido possono essere compromesse dalla sottovalutazione di alcuni rischi, da una cattiva gestione della fiscalità o dall’uso di un veicolo societario poco efficiente. Una pianificazione finanziaria integrata analizza e coordina tutti questi aspetti della gestione del patrimonio, al fine di offrire un servizio a 360 gradi.

Nella scelta dello studio di consulenza finanziaria a cui rivolgersi è importante verificare che le competenze che si cercano siano presenti, rappresentate e certificate. Ne abbiamo parlato in un articolo dedicato alle certificazioni dei consulenti finanziari

Consulenza finanziaria e consulenza patrimoniale vengono spesso considerate la stessa cosa, ma la seconda è molto più ampia: oltre agli investimenti, comprende anche temi fiscali, successori e previdenziali. Per questo, uno studio che voglia offrire un servizio davvero completo deve affiancare al gestore di portafoglio altre figure professionali. È in questa direzione che sta evolvendo la consulenza del futuro.

Trasparenza totale: come si calcola la parcella (fee-only)

Come si calcola la parcella di consulenza?

I modelli più diffusi, per quanto riguarda l’attività di gestione di portafoglio, sono attualmente tre:

  • Una parcella fissa, a prescindere dal patrimonio (per esempio: 3000€/anno)
  • Una parcella variabile, con aliquote (%) che si riducono con l’aumento del patrimonio in gestione. Le aliquote possono variare anche in base al tipo di gestione che si richiede e alla sua complessità. Tendenzialmente, nella consulenza indipendente le aliquote si muovono tra l’1 % e lo 0.3%.
  • Una “performance fee”, cioè un’aliquota (per esempio del 10%) sul rendimento ottenuto dalla gestione.

Un’altra questione riguarda la definizione dell’AUM (Asset Under Management) o masse in gestione. Nel modello a parcella variabile, un aumento dell’AUM, per effetto dei mercati o per apporti del cliente, fa aumentare la parcella in termini monetari. Come si comporta il consulente fee only in questi casi? 

Anche qui, sono possibili diverse strade:

  • L’AUM può essere calcolato come una media ponderata per il tempo dei vari flussi in gestione.
  • L’AUM può essere definito in via preliminare all’inizio dell’anno di mandato, con una ridefinizione successiva alla fine dell’anno in caso di cambiamenti rilevanti.
  • Un aumento significativo dell’AUM può portare a una rinegoziazione più vantaggiosa dell’aliquota, così da compensare il costo monetario maggiore portato dall’aumento del perimetro in gestione.

Per quanto riguarda le parcelle per una consulenza generica (non-Mifid), come può essere un lavoro di pianificazione pensionistica, esistono invece tariffe orarie oppure compensi fissi a progetto/consulenza.

Conclusioni

La consulenza fee only sta cambiando il modo di fare pianificazione e gestione finanziaria: nessun conflitto di interesse, più trasparenza e decisioni davvero orientate al cliente.

È per questo che molti la considerano la consulenza finanziaria del futuro. 

Se vuoi scoprire come un approccio indipendente può aiutarti a gestire meglio il tuo patrimonio, il team di RV Capital Partners è a disposizione per un primo confronto.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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