Quando parlo delle tre fasi di questo collasso economico, sono reticente nel definire la fase 2 una “ripresa”. È davvero solo un rimbalzo nei dati associati allo spegnimento di tutte le luci, al riaccenderle una per una e poi, quando accenderemo la ventesima luce ci renderemo conto che la casa è in fiamme, ossia che lo stato dell’economia è peggiore di quello che si pensa.

La cosa fondamentale in questo periodo è gestire il patrimonio preparandosi al momento in cui il mercato realizzerà che la casa è in fiamme. È qualcosa che potremmo vedere tra luglio e agosto. Bisogna giocare più in difesa che in attacco in questo momento.

Ma perché pensiamo che la casa sia in fiamme? Perché la leva aziendale, il livello di debito, è un problema. Siamo arrivati a questo momento storico con il più grande problema di debito mai visto in particolare per le società non finanziarie. E cosa ha fatto il settore corporate con tutta la “liquidità” delle banche centrali? Ha aumentato il livello di debito.

Quali sono le tre fasi economiche di cui parlo? La fase uno è rappresentata dalla chiusura delle attività e dal collasso economico. La fase due è il processo di riapertura e di accelerazione dai minimi in termini di attività economica, iniziato a maggio e che continuerà probabilmente fino a luglio. La fase tre è rappresentata da un ulteriore flessione delle attività economiche come conseguenza della realizzazione che il mondo è ben lontano dai livelli pre-covid. In questa fase è previsto anche il progressivo allentamento dell’intervento delle banche centrali che potrebbe ulteriormente aggravare la situazione.

Per dare un contesto storico a quello che sta accadendo e stimare quello che potrebbe accadere nella fase tre si consideri che nel momento peggiore della Grande Crisi Finanziaria del 2007-2009 il Prodotto Interno Lordo (PIL) americano è sceso del 4% e la disoccupazione è salita fino ad un massimo del 10%. Nel momento peggiore del 2008 l’economia americana girava al 96% del livello di output rispetto ai livelli pre-crisi del 2007. Una perdita di soli 4 punti percentuali in termini di PIL dai massimi è stata sufficiente a far perdere al mercato azionario il 50% del proprio valore e a far raggiungere al tasso di disoccupazione il livello del 10%, peraltro nel corso di un solo mese, quello di ottobre 2009. Nel grafico qui sotto si noti il livello di disoccupazione, fondamentale nel monitorare durata e profondità delle crisi.

Il livello attuale non è preciso perché il dato è ancora in fase di revisione, le stime reali indicano che il dato attuale è vicino al 20%. Un livello di disoccupazione del 10% provoca disordini sociali, un livello di disoccupazione del 20% viene definito “devastazione economica”. Non ci sono modelli utilizzabili dalle banche centrali per capire come recuperare un dato del genere, specialmente se le riaperture della fase due non vanno come previsto e non si ritorna velocemente ai livelli pre-covid.

E veniamo al dato più preoccupante. Le stime attuali parlano di una perdita di 8/9 punti percentuali in termini di PIL dai livelli pre-covid. Il doppio rispetto al 2008. L’economist è uscito con un immagine in copertina che riporto: L’economia al 90%. Riporto anche il link all’articolo per chi fosse interessato: https://www.economist.com/leaders/2020/04/30/life-after-lockdowns.

In pratica Wall Street sta guardando al futuro cercando di capire cosa significa un’economia al 90%. E tutti concludono che la situazione non è rosea. Nel corso della fase tre quella di stabilizzazione post fase due sarà fondamentale tenere d’occhio il livello di disoccupazione. Se il mondo si stabilizzerà su un livello di output pari al 90% del PIL pre-covid è improbabile che il livello di disoccupazione possa rientrare a livelli “normali” in tempi rapidi come stanno scontando i mercati. Ricordiamolo, nel 2008 il livello del 10% è stato toccato solo nel corso di un mese per poi iniziare a scendere nuovamente. Oggi stiamo parlando di una crisi che è grave almeno il doppio di quella del 2008 con un sistema afflitto da livelli di debito tripli rispetto ad allora. L’intervento delle banche centrali è in ugual modo senza precedenti.

Nel frattempo i mercati sono in una fase di stallo da mesi con l’obbligazionario praticamente immobile e gli indici più importanti, tra cui l’S&P 500 che gira attorno alla media mobile a 200 giorni, il famoso livello di 3000 in cui parlai in questo articolo. Cautela ma anche rapidità di esecuzione frutto di una metodologia d’investimento solida saranno fondamentali nei mesi a venire. Non dimentichiamo che nei momenti più bui delle crisi ci sono le occasioni di investimento migliori, le cosiddette “generational buying opportunities”. I mercati finanziari sono l’unico mercato in cui quando ci sono i saldi del -50% -70% tutti corrono fuori dal negozio… stay tuned!

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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