Nel corso di un interessante approfondimento il Sole 24 Ore investiga sulla categoria dei fondi flessibili.

Fondi flessibili cosa sono

I fondi flessibili sono dei fondi che investono il capitale raccolto dando ampia delega al gestore in termini di asset allocation. Non ci sono quindi i soliti parametri restrittivi in termini di allocazione degli attivi. Se investiamo in un fondo comune solitamente il benchmark, l’indice di riferimento del gestore, è molto specifico (ad esempio: l’indice S&P 500). Nel caso dei fondi flessibili il gestore ha un indice composto da indici diversi (ad esempio: 33% S&P500, 33% azionario Euro, 33% azionario mercati emergenti) ed ha ampia delega sulla composizione del fondo, ossia può variare le percentuali di investimento nelle varie asset class indicate dall’indice con lo scopo di batterlo.

La delega ampia permette ai gestori di avere molta libertà, ma allo stesso tempo crea i presupposti per performance molto variabili. Negli ultimi anni la categoria dei fondi flessibili, pur molto disomogenea e con grandi differenze tra un fondo e l’altro, ha avuto performance non in linea con le promesse fatte agli investitori.

Fondi flessibili vantaggi e svantaggi

Il vantaggio dei fondi flessibili, sulla carta, è quello di permettere al gestore di variare ampiamente la composizione del fondo per adattarla alla situazione di mercato dal punto di vista macroeconomico. Ma questo apparente vantaggio si trasforma molto spesso in uno svantaggio se il gestore sbaglia l’interpretazione dello scenario macro e decide, in un determinato momento, di variare le composizioni del fondo, ad esempio, diminuendo la percentuale di azionario a favore dell’obbligazionario in una fase di forte ascesa. Un altro punto critico sono le commissioni di gestione: un costo medio dell’1.3% annuo è difficile da giustificare se le percentuali di azionario del fondo flessibile non sono elevate; molti fondi flessibili sono infatti orientati prevalentemente all’obbligazionario.

Fondi flessibili opinione e situazione di mercato

Dati alla mano dall’ottimo approfondimento del sole 24 ore emerge una categoria in evidente difficoltà, sia per motivi di chiarezza dell’offerta sia per uno scenario macroeconomico sempre più complesso che la maggior parte dei gestori flessibili non ha saputo interpretare generando quindi performance negative.

In questo contesto Vitaliano D’Angerio, giornalista del sole 24 ore, chiede la nostra opinione sui fondi flessibili obbligazionari. Di seguito la nostra risposta e l’articolo pubblicato sabato 28 agosto. Cliccare sull’immagine dell’articolo per ingrandirla.

“Ai nostri clienti organizziamo il portafoglio con gli ETF. Sono più economici rispetto ai fondi obbligazionari flessibili e vogliamo evitare di dare una delega ampia al gestore dato che il nostro punto di forza è proprio l’interpretazione dello scenario macroeconomico e la traduzione di esso in un asset allocation ottimale per il cliente.

Se una persona, o una società, viene da me per incaricarmi del suo portafoglio d’investimento non avrebbe senso far poi pagare al cliente altre commissioni ad un gestore con ampi margini di manovra, il cliente pagherebbe due volte lo stesso servizio.

Inoltre inserire fondi flessibili nei portafogli mi farebbe perdere il controllo preciso dell’asset allocation, dato che il gestore del fondo la può variare a sua discrezione senza attenersi ad un benchmark, e questo lo voglio evitare assolutamente.”

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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