Con questo articolo vorrei introdurre una nuova sezione del blog in cui parliamo dei personaggi che hanno fatto la storia degli investimenti o del trading. In questa sezione, al di là dell’aspetto culturale e storico del ricordare questi personaggi, vogliamo delineare le loro strategie e capire quali lezioni possiamo trarre dalla loro esperienza.

Una rubrica del genere non può che iniziare con quello che io e molti altri consideriamo il più grande di sempre: Jesse L. Livermore.

Jesse Livermore non fu un personaggio solo di Wall Street, ma ai suoi tempi (le prime decadi del ‘900), fu una vera e propria celebrità. Sposò una famosa ballerina di cabaret e fu proprietario di una delle case più costose e magnifiche della sua epoca.

Di umili origini si costruì una reputazione partendo dal basso: iniziò lavorando come factotum in un borsino dove la sua innata abilità con i numeri lo portò direttamente al gotha della finanza mondiale.

Jesse Livermore
Jesse Livermore, negli anni ’20

Durante la crisi del 1929, che lo vide protagonista e durante la quale ammassò centinaia di milioni di dollari (equivalenti oggi a miliardi), J.P. Morgan allora la persona più influente di tutto il mondo finanziario lo pregò di smettere di vendere allo scoperto per porre fine in qualche modo a quella che si rivelò poi essere la crisi finanziaria ed economica peggiore di sempre. Le sue leggendarie affermazioni, tra cui quella che il mestiere della speculazione è vecchio come il mondo, continuano a circolare per un semplice motivo: sono ancora estremamente attuali.

La saggezza di Livermore ha a che fare con le emozioni umane: paura, avidità, felicità, disperazione, eccitazione e apatia. 

Lui capì prima di tutti gli altri che per dominare i mercati bisognava essere in grado di dominare sé stessi e le proprie emozioni. Fu un precursore di quello che la finanza comportamentale riuscì a formalizzare solo 50 anni dopo. 

Ma nonostante le sue abilità, perse e ricostruì la sua fortuna 4 / 5 volte nel corso della sua vita.

Non è una coincidenza che tutti i campioni dello sport, i migliori artisti, i politici più influenti abbiano avuto esperienze di perdite o fallimenti devastanti. La loro fama è dovuta, e forse determinata, dalla capacità di subire la perdita e superarla. E Jesse Livermore non fa eccezione. Il suo primo e principale insegnamento fu proprio questo:

Impara a perdere

Non sono necessari giri di parole. Per essere degli ottimi trader bisogna essere dei perdenti eccezionali.

Sembra una contradizione? Non lo è.

Il fatto è che, a differenza degli investitori che comprano e detengono attività per il lungo periodo, i trader hanno un orizzonte temporale breve e questo implica che la frequenza delle transazioni è molto alta, comprano e vendono molto. Data la legge di Pareto e la distribuzione dei rendimenti sono molti di più i trades (le transazioni) in perdita rispetto a quelli in guadagno. Per questo motivo solo chi sa chiudere in anticipo le posizioni in perdita e lascia aperte quelle in guadagno riesce ad avere un utile nel corso del tempo.

Sembra facile? Non lo è.

Jesse Livermore era anche un eccezionale studioso dell’andamento dei prezzi. Fu un precursore di quella che oggi potrebbe essere descritta come una fusione tra l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica. Cercava azioni che riteneva fisiologicamente sottovalutate ma le comprava solo quando era il momento giusto; quando quella che lui chiamava “price action” o “the tape”, ossia l’andamento dei prezzi, lo confermava. Non era quindi l’equivalente odierno di un investitore value, à la Warren Buffet, colui che individua l’attività a sconto e se ne impossessa con l’obiettivo del lungo periodo. E non era nemmeno uno che guardava solo ai prezzi senza considerazione del sottostante che stava comprando e vendendo. Era una fusione delle due cose.

Ticker Tape Machine
La famosa Ticker Tape Machine, in uso dal 1870 al 1970

Fu anche uno dei precursori di quel genere di investimento che oggi viene definito “global macro”. Ossia l’analisi macroeconomica volta a capire quali saranno i trend futuri nell’obbligazionario, nell’azionario e nelle materie prime in modo da acquistare all’inizio del trend quando i prezzi sono bassi e approfittare della maggior parte del movimento al rialzo, e viceversa. Perché Jesse Livermore andava lungo o corto indistintamente.

Non si innamorava mai di una storia o di un copione, rialzista o ribassista, faceva quello che il movimento dei prezzi gli diceva di fare.

There is only one side of the market and it is not the bull side or the bear side, but the right side

Jesse Livermore

I suoi dettami, concepiti più di 100 anni fa, possono essere riassunti così:

  • Non aver paura delle perdite. Perdere spesso e poco.
  • Imparare a leggere il movimento dei prezzi.
  • Conoscere la macroeconomia. Capire lo scenario in cui ci si trova è fondamentale.
  • Detenere i vincitori. Detenere i vincenti fino all’esaurimento del potenziale e non vendere presto per paura di veder sfumare un guadagno.
  • Dominare le emozioni. Il nostro primo nemico siamo noi stessi.

Come tutti i grandi era una personalità estremamente complessa: calcolatore e analitico alle prese con i mercati ma di animo nobile e sensibile nella sfera privata. Non smise mai di preoccuparsi degli altri e del bene comune. Fu aiutato da animi gentili (come lui stesso li descrive) quando perse tutto e non dimenticò mai quello che gli altri fecero per lui. Quando J.P Morgan gli chiese di intervenire per il bene del paese non esitò a mettere da parte i suoi interessi personali. La sua sensibilità segnò in un certo senso la sua rovina.

Jesse Livermore ultima foto
Jesse Livermore nell’ultima foto che gli fu scattata, la sera prima del suicidio nel 1940

Affranto dal comportamento della moglie e dei figli durante e dopo il divorzio, non si riprese mai emotivamente dalla delusione e dalla tristezza che questi eventi gli causarono. Perse la sua fenomenale sincronia con il mercato e morì suicida all’età di 63 anni sparandosi un colpo alla testa il 28 Novembre del 1940 nel guardaroba di un hotel di Manhattan. 

La sua storia di uomo d’affari, ma non solo, merita di essere approfondita.

Su di lui sono stati scritti un gran numero di libri, ma tra tutti, quello che ho maggiormente apprezzato per completezza e approfondimento è “Jesse Livermore – Boy Plunger: the man who sold America short in 1929” di Tom Rubython. Parla di Jesse Livermore il trader e di Jesse Livermore l’uomo. 

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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