Nei giorni scorsi, sulla rubrica Plus24 de Il Sole 24 Ore, è stata pubblicata la risposta di Renato Viero a una lettera di un lettore 45enne, single, con una situazione patrimoniale articolata e una rilevante eredità in arrivo.

Il quesito tocca temi centrali nella gestione patrimoniale: l’aumento dell’esposizione azionaria in una fase di mercati già positivi, il ruolo dei piani di accumulo, la funzione degli ETF e il rapporto tra rischio percepito e rischio reale.


Di seguito riportiamo la risposta integrali fornite da Renato Viero.

Il portafoglio attuale del lettore denota un 30% di azionario (35 mila su 115 mila totali) un livello che indica una propensione al rischio bassa data l’età relativamente giovane e la situazione patrimoniale buona e stabile. Ciò è in apparente contrasto con quello che viene dichiarato relativamente alla capacità di tollerare le perdite che pare buona. Ora che il valore del patrimonio si sta ampliando in maniera importante vale la pena di fare una riflessione profonda con un professionista indipendente sugli obiettivi di lungo periodo per decidere quale sia il grado di rischio e di rendimento desiderato ed eventualmente considerare di avere percentuali di azionario superiori anche in un’ottica di protezione dall’inflazione nel lungo periodo. Questa è di gran lunga la decisione più importante.

I piani di accumulo diluiscono i tempi di entrata cosa che nella maggior parte dei casi risulta deleteria dato che i mercati hanno trend rialzisti di lungo periodo intervallati da momenti di volatilità. L’unico vantaggio dei piani di accumulo è di carattere psicologico perché possiamo diluire il rischio di crollo subito dopo l’impiego del capitale. Se la propensione al rischio lo permette meglio quindi optare per un impiego del capitale immediato non appena se ne ha disponibilità.

Per la parte azionaria gli ETF rappresentano sicuramente lo strumento più efficiente dato il livello patrimoniale del lettore. L’approccio che consiglio ai miei clienti è quello core più satellite. Ossia uno zoccolo duro (core) in azionario globale diversificato (eventualmente anche con copertura del rischio cambio) coadiuvato da una componente azionaria strategica (satellite) che può variare più frequentemente. Il beneficio di tale approccio è anche quello di ottimizzare la fiscalità.

Per quel che riguarda la casa materna, che richiede delle ristrutturazioni per essere affittata, i dati storici mostrano che i mercati quotati offrono diversificazione e rendimenti decisamente superiori rispetto all’investimento immobiliare soprattutto quando è concentrato in una singola città. Vi è inoltre il beneficio della liquidabilità. Se è possibile meglio quindi vendere e realizzare i 100mila euro per poi investirli nei mercati quotati aggiungendoli agli  altri 250mila.

Questa risposta riflette il nostro approccio alla consulenza finanziaria:
gestione dinamica, soluzioni su misura, attenzione al contesto patrimoniale complessivo e alle implicazioni di lungo periodo.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

Newsletter

Per rimanere informato sulle notizie finanziari e ricevere i nostri aggiornamenti iscriviti alla newsletter.