Quanta liquidità tenere in portafoglio e in quali strumenti tenerla sono domande che tornano ogni volta che i tassi di interesse cambiano direzione.
In queste settimane i tassi sono tornati a salire. Plus24, il settimanale de Il Sole 24 Ore, ha dedicato al tema nell’edizione di sabato 17 ottobre 2026 l’articolo «Etf, Etc e bond nel breve periodo», e hanno chiesto a Renato Viero quali strumenti consiglia per il denaro che serve nel breve termine.
L’articolo su Il Sole 24 Ore
Per Renato Viero la liquidità è una delle quattro componenti del portafoglio, insieme ad azioni, obbligazioni e materie prime. Ha due funzioni: dà stabilità quando i mercati scendono e lascia a disposizione risorse da investire quando i prezzi sono più bassi. Per questo la sua quota varia. Dipende dal contesto di mercato, valutato con analisi quantitative e macroeconomiche, e dagli obiettivi e dal profilo di ciascun cliente.
Le spese già previste hanno una riserva a parte, così il cliente non deve vendere in perdita quando gli serve denaro.
Gli strumenti cambiano con l’orizzonte temporale:
| Orizzonte | Strumenti |
|---|---|
| Entro 12 mesi | ETF del mercato monetario, diversificati tra quelli legati al tasso interbancario e quelli su titoli di Stato dell’area euro |
| Tra 12 e 24 mesi | Titoli di Stato dell’area euro, con una parte indicizzata all’inflazione |
| Resto del portafoglio | ETF, obbligazioni singole (soprattutto titoli di Stato) ed ETC sulle materie prime, scelti tra gli strumenti a basso costo |
Un ETF monetario è un fondo quotato in Borsa che segue i tassi di interesse a brevissima scadenza. Quando i tassi salgono, il suo rendimento si adegua in fretta ai nuovi livelli.
Sotto l’immagine trovate il testo integrale delle risposte che Renato Viero ha inviato alla redazione.

La risposta integrale di Renato Viero
Le risposte sono state inviate alla redazione il 12 ottobre 2026. L’articolo pubblica la seconda e la terza. La prima, sulla volatilità dei mercati, è inedita, e i livelli degli indici che cita si riferiscono a quella data.
Perché c’è molta volatilità sui mercati?
Oggi convivono più fattori di incertezza. Il primo è la sostenibilità dei debiti pubblici, che torna periodicamente a far paura e colpisce soprattutto i mercati più indebitati. Poi ci sono le aspettative sui tassi delle banche centrali, le tensioni geopolitiche e commerciali, e il costo dell’energia e delle materie prime. A questo si aggiunge il fatto che i mercati reagiscono molto in fretta a ogni notizia, spesso in modo amplificato dai flussi di breve periodo. Nonostante tutto, la volatilità del mercato azionario americano, misurata dal VIX, è relativamente bassa grazie a utili in forte crescita. La volatilità del mercato obbligazionario, misurata dall’indice MOVE, è invece su livelli sostenuti ma non anomali, dato quello che sta succedendo sui tassi. Entrambi i livelli sono nettamente inferiori a quelli che abbiamo visto durante il periodo dei dazi, nell’aprile del 2025.
Che ruolo ha la liquidità nei portafogli?
Per me la liquidità è una componente attiva del portafoglio, non denaro fermo. Un portafoglio ha quattro macro-componenti: azionario, obbligazionario, materie prime e liquidità. Quest’ultima ha due funzioni: dare stabilità nei momenti di tensione e lasciare flessibilità per cogliere opportunità quando i prezzi scendono. La quota non è fissa: la adatto al contesto di mercato, sulla base di analisi quantitative e macroeconomiche, oltre che agli obiettivi e al profilo del cliente. Teniamo inoltre una riserva separata per le spese previste, in modo che il cliente non debba mai vendere in perdita per necessità.
Quali strumenti utilizza?
Per la liquidità a brevissimo termine, inferiore ai 12 mesi, ricorriamo soprattutto a ETF del mercato monetario, diversificando tra tasso interbancario e governativo, sempre nella zona euro. Sono strumenti molto flessibili, che si adeguano molto velocemente ai rialzi dei tassi. Per la parte tra i 12 e i 24 mesi utilizziamo governativi area euro con una componente inflation linked. Per il resto del portafoglio usiamo ETF, obbligazioni singole (soprattutto titoli di Stato) ed ETC sulle materie prime, privilegiando sempre strumenti a basso costo.