L’inflazione USA è tornata al 3,5%, il livello più alto da quasi tre anni, e i mercati azionari americani hanno chiuso aprile ai massimi storici. Per chi gestisce un portafoglio di investimento, c’è una domanda precisa e scomoda da porsi: il portafoglio costruito negli ultimi anni è strutturato per reggere un contesto in cui l’inflazione non scende?

Nell’analisi di maggio 2026 affrontiamo questa domanda partendo dai dati reali del mese di aprile.

Cosa è successo sui mercati azionari ad aprile 2026

Aprile è stato un mese straordinario per i mercati azionari. Gli indici americani hanno recuperato interamente le perdite accumulate dall’inizio della guerra in Medio Oriente e hanno segnato nuovi massimi storici, in quello che si configura come uno dei reversal più rapidi della storia recente.

A guidare la ripresa sono stati i mercati con la maggiore concentrazione nella produzione e nell’utilizzo di semiconduttori (come Taiwan e Corea), mentre l’Europa ha mostrato una frammentazione interna significativa, con Parigi e Francoforte negative e Milano e Amsterdam positive.

Lo Stretto di Hormuz è rimasto chiuso per tutto il mese, con i flussi energetici che hanno trovato rotte alternative più costose e più lente. Questo ha alimentato un aumento del prezzo del petrolio che si sta già facendo sentire sui prezzi alla pompa e, più in generale, sulle aspettative di inflazione.

Inflazione USA al 3,5% e disoccupazione ai minimi dal 1969

Il dato più rilevante uscito nelle ultime settimane è il PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, che ha raggiunto il 3,5% su base annua a marzo, con il dato core al 3,2%. Si tratta del livello più alto da quasi tre anni, e il punto importante è che l’inflazione stava già salendo prima che la guerra in Medio Oriente aggiungesse pressione sui prezzi energetici.

A complicare il quadro per la Fed, il mercato del lavoro continua a reggere con una solidità che sorprende: le richieste di disoccupazione sono ai minimi dal 1969, e il tasso di occupazione nella fascia 25-54 anni è ai massimi degli ultimi dieci anni. Finché il lavoro regge, regge il consumatore, e finché regge il consumatore, l’economia americana (fondata in larga misura sui consumi) continua a girare.

Ma un’inflazione persistente che erode il potere d’acquisto reale dei salari può cambiare questo equilibrio più rapidamente di quanto i mercati stiano prezzando.

Perché la stagione degli utili 2026 continua a sorprendere

La stagione degli utili del primo trimestre 2026 ha confermato una forza corporate eccezionale: l’84% delle società dell’S&P 500 ha battuto le stime sugli utili per azione, con una sorpresa media del 20,7% rispetto alle attese. È il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. A guidare la corsa sono stati gli hyper scaler, Google, Microsoft, Meta e Amazon, con Google in particolare che ha dimostrato come l’integrazione dell’intelligenza artificiale direttamente nel motore di ricerca abbia trasformato quello che sembrava un rischio esistenziale in un vantaggio competitivo.

Con una crescita degli utili per azione attesa intorno al 19-21% per l’intero 2026 e multipli che rimangono ragionevoli dopo la correzione di marzo, lo scenario verso S&P 500 a 8.000 entro fine anno non è estremo.

Oro rame e petrolio in sequenza come segnale di inflazione strutturale

Uno degli elementi più tecnici ma più importanti dell’analisi riguarda la sequenza oro ai massimi, rame in conferma e petrolio in movimento. Quando questi tre asset si muovono in questa sequenza, storicamente segnalano che l’inflazione sta diventando un problema strutturale. È una sequenza che vale la pena monitorare con attenzione nei prossimi mesi, perché cambia il modo in cui si dovrebbe guardare alla componente obbligazionaria e a quella azionaria di un portafoglio.

Come proteggere il portafoglio dall’inflazione nel 2026

In un contesto di inflazione persistentemente alta, ci sono alcune domande concrete che ogni investitore dovrebbe porsi sulla struttura del proprio portafoglio.

La durata delle obbligazioni in portafoglio diventa un elemento critico: scadenze molto lunghe sono le più vulnerabili a un contesto di tassi alti per lungo tempo. La quota azionaria, storicamente in grado di sovraperformare l’inflazione nel lungo periodo, assume un ruolo diverso rispetto a un contesto di rendimenti obbligazionari reali positivi. La presenza di asset reali (materie prime, energia, materiali) che tendono a beneficiare di contesti inflattivi, merita una valutazione attenta.

L’analisi completa di maggio 2026 è disponibile nel video qui sotto e in versione audio su Spotify.

Se vuoi capire come questo scenario si traduce nel tuo portafoglio specifico, contattaci per una valutazione personalizzata.


Le analisi espresse hanno finalità esclusivamente educative e informative.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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