Esiste un bene rifugio capace di proteggere il patrimonio in qualsiasi crisi?

La domanda torna ogni volta che l’incertezza sui mercati aumenta, e con l’oro scivolato sotto i 4.500 dollari l’oncia dopo il massimo di fine gennaio è tornata al centro del dibattito anche in queste settimane. Il Sole 24 Ore ha dedicato al tema l’articolo «La protezione non è un singolo scudo, ma un metodo flessibile», raccogliendo il punto di vista di alcuni consulenti finanziari. Tra questi Renato Viero di RV Capital Partners.

L’articolo su Il Sole 24 Ore

La sua risposta parte da un’osservazione poco confortevole: il bene rifugio, inteso come attivo che protegge sempre e comunque, non esiste. L’oro ha perso valore nella fase più acuta del crollo di marzo 2020; i titoli di Stato, per decenni l’assicurazione naturale contro la volatilità dell’azionario, nel 2022 sono scesi insieme alle azioni. La capacità di proteggere non è una proprietà intrinseca di un asset: dipende dalla natura dello shock e dalla composizione del resto del portafoglio. Il rifugio, in altre parole, non è un bene: è una relazione.

Qui sotto lo screenshot della pagina e il testo integrale della risposta inviata alla redazione.

La risposta integrale di Renato Viero

Riportiamo di seguito il testo completo inviato alla redazione, di cui l’articolo pubblica alcuni passaggi.

Il bene rifugio non esiste. Ma esiste la diversificazione.

Il concetto stesso di bene “rifugio” presuppone un attivo che protegga sempre, in ogni crisi, indipendentemente dal portafoglio che si possiede. Purtroppo l’evidenza empirica dimostra che nessun asset soddisfa questa condizione.

L’oro, il candidato più citato, ha perso valore nella fase più acuta del crollo di marzo 2020, quando la corsa alla liquidità ha colpito indistintamente tutte le classi di attivo. I titoli di Stato, per decenni l’assicurazione naturale contro la volatilità dell’azionario, nel 2022 sono scesi insieme alle azioni: l’inflazione ha reso positiva la loro correlazione proprio quando serviva negativa. Il franco svizzero, lo yen, i Treasury: ognuno ha funzionato in alcune crisi e fallito in altre.

Questi strumenti sono stati in passato dei beni rifugio ma lo saranno alla prossima crisi? La loro capacità di proteggere non è una proprietà intrinseca: dipende dalla natura dello shock e dal resto del portafoglio.

Il rifugio, in altre parole, non è un singolo bene o una asset class. È una relazione. È rifugio ciò che, in un dato regime di mercato, presenta correlazione bassa o negativa con le altre posizioni e riduce la volatilità complessiva, o migliora il rendimento corretto per il rischio.

Un’esposizione all’oro può essere un ottimo diversificatore in un portafoglio molto correlato con l’andamento dei tassi reali e una duplicazione di rischio in un altro.

In finanza, lo sappiamo, non ci sono scorciatoie e l’unico “pasto gratis” è la diversificazione di portafoglio. Per ottimizzarla dobbiamo monitorare la matrice delle correlazioni, sapendo che non è stabile, cambia con i regimi e tende a comprimersi nei momenti di stress, quando servirebbe di più. Vanno stimati con modelli quantitativi i contributi al rischio delle singole componenti. E il portafoglio va ribilanciato quando cambiano le stime, non quando cambia la narrativa del momento.

Chi cerca il bene rifugio cerca una risposta che non richieda manutenzione. La diversificazione, che è l’unica protezione realmente disponibile, è invece un processo: meno confortevole, ma misurabile.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

Newsletter

Per rimanere informato sulle notizie finanziari e ricevere i nostri aggiornamenti iscriviti alla newsletter.