Nel 2026, i Digital Asset non sono più un mercato speculativo, dominato dall’hype, ma hanno maturato una dimensione istituzionale e regolamentata, grazie anche all’entrata a regime del Regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets).

Bitcoin ed Ethereum continuano a restare le “blue-chip” del portafoglio crypto: la prima consolida il suo ruolo di “oro digitale”, la seconda quello di infrastruttura privilegiata per la Defi – Decentralized Finance. Accanto a loro, le stablecoin(USDT e USDC) sono diventate il “dollaro di internet” per il commercio digitale.

Il consulente finanziario crypto si concentra su questi asset per integrarli, in linea con gli obiettivi e il profilo di rischio del cliente, in un portafoglio solido e diversificato.

In questo articolo, trattiamo alcune tematiche chiave per un portafoglio d’investimento che assegni un ruolo alle crypto. In particolare, vedremo come individuare la corretta percentuale per sé, come funziona la fiscalità delle criptovalute, come si dichiarano i guadagni e, infine, la scelta tra autocustodia ed exchange. 

Bitcoin ed Ethereum in portafoglio: quanta percentuale destinare?

Nel 2026 Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH) rappresentano la parte “core” di qualsiasi esposizione ai digital assets.

BTC, in virtù della sua scarsità programmata (offerta fissa di 21 milioni di monete) funziona come un “oro digitale”. La forte domanda dagli ETF regolamentati, dai bilanci aziendali e dagli investitori istituzionali ha contribuito a renderlo la criptovaluta più capitalizzata al mondo.

ETH, invece, è l’infrastruttura della blockchain, dove si possono eseguire smart contract: contratti digitali automatici che si eseguono da soli sulla blockchain quando vengono soddisfatte le condizioni stabilite, senza bisogno di intermediari. Un esempio? Se si vuole affittare una casa per una settimana, si invia ETH a uno smart contract: pagando la cifra esatta, le chiavi digitali si sbloccano automaticamente. Il tutto avviene in pochi secondi, senza agenzie, avvocati o intermediari.

Non esiste una percentuale universale di BTC e ETH da inserire in un portafoglio diversificato, la decisione sarà sempre basata su obiettivi, profilo di rischio e contesto di mercato. Esistono però alcune linee guida di asset allocation che un consulente finanziario criptovalute può aiutare a personalizzare:

  • Un portafoglio conservativo può riservare tra l’1% e il 2% alle criptovalute.
  • Un portafoglio bilanciato potrà stare tra il 3% e il 5%.
  • Un portafoglio aggressivo può arrivare ad avere un’esposizione alle crypto pari a quella massima ideale consigliata per le materie prime, cioè intorno al 10-12%.

Resta da decidere il peso relativo da assegnare a BTC ed ETH, ed eventualmente ad altre crypto. La scelta può basarsi sulle rispettive market cap: ad oggi, BTC ha una dominance di ≈ 59% del mercato crypto totale contro quella di ETH di ≈ 11%. Per rispettare queste proporzioni, si consiglia un rapporto 60-70% BTC / 20-30% ETH all’interno della quota crypto del portafoglio. 

Un sovrappeso di BTC rispetto ad ETH può contare su altre motivazioni: per esempio, BTC ha una maturità maggiore e un posizionamento quasi monopolistico come riserva di valore scarsa; ETH compete sempre di più con blockchain potenzialmente più efficienti (una su tutte, Solana). 

Esistono altri progetti di criptovalute, oltre a BTH e ETH, che un consulente finanziario crypto può esplorare, specialmente con un certo tipo di clientela (patrimonializzata, finanziariamente evoluta e con profilo di rischio alto). Di questi temi abbiamo parlato in più occasioni in alcuni video con Eugenio Benetazzo, a cui rimandiamo il lettore interessato. 

La fiscalità delle criptovalute nel 2026: cosa è cambiato

Dal 2026, la tassazione delle criptovalute subisce due modifiche strutturali (la legge di bilancio 2025 è il riferimento normativo).

  1. Aumento dell’aliquota sulle plusvalenze: dal 26% al 33% per Bitcoin, Ethereum, altcoin, stablecoin in USD e la maggior parte dei token.
  • Eliminazione della franchigia di 2.000 €: anche plusvalenze piccole sono interamente tassabili.

La normativa diventa più stringente anche in tema di trasparenza fiscale. Dal 2026, infatti, entra in vigore la Direttiva DAC8: gli exchange e i CASP (Crypto-Asset Service Providers) regolamentati devono comunicare automaticamente all’Agenzia delle Entrate saldi, operazioni e trasferimenti dei residenti italiani. Il primo scambio massivo riguarderà l’anno 2026.

È importante osservare che la tassazione al 33% si applica solo alle cripto-attività possedute direttamente; chi investe in modo indiretto nelle criptovalute, utilizzando ETP o ETN (gli ETF UCITS puri su crypto sono ancora limitati in Europa), beneficia del regime ordinario al 26% sulle plusvalenze, come per qualsiasi altro strumento finanziario. 

Come dichiarare i capital gain da crypto in Italia

Nel 2026, gli adempimenti fiscali richiesti in relazione alle criptovalute sono due:

Quadro RW: obbligatorio per il monitoraggio fiscale di tutte le cripto-attività detenute (exchange, wallet o self-custody), indipendentemente dal realizzo di guadagni. Si indica il valore al 31 dicembre e la giacenza media. 

Quadro RT: qui si indicano le plusvalenze realizzate, applicando l’imposta sostitutiva del 33% (26% solo per gli EMT, e-money token, in euro conformi a MiCA). È possibile compensare minusvalenze con plusvalenze future.

Alcuni intermediari permettono di operare in regime amministrato: in questo caso, trattengono loro le imposte, ma resta comunque richiesto il monitoraggio (Quadro RW).

Autocustodia vs Exchange: i consigli del consulente indipendente

Chi sceglie di investire in criptovalute in modo diretto, ha due opzioni:

  • Auto-custodia: la criptovaluta, una volta acquistata, è detenuta direttamente dal cliente che possiede le chiavi private. I cold storage, dispositivi fisici offline, sono una soluzione; in alternativa, ci sono gli hot wallet, applicazioni su pc/smartphone; o ancora i multisig, sistemi di sicurezza che richiedono più firme per approvare una transazione (ne abbiamo parlato qui con Ferdinando Ametrano, fondatore di Checksig, soluzione multisig).
  • Exchange: si tratta di una “borsa valori” per criptovalute, dove è possibile comprare, vendere e scambiare criptovalute con altre criptovalute o con valuta fiat (come euro o dollari).

Entrambe le soluzioni hanno dei pro e dei contro, in riferimento a proprietà, compliance, sicurezza e costi. Le abbiamo sintetizzate qui di seguito.

Il compito del consulente finanziario criptovalute è quello di aiutare il cliente nella scelta della soluzione più adeguata, bilanciando controllo, comodità, costi e compliance. Lo stesso cliente potrà optare per una soluzione ibrida: l’autocustodia per la parte “hold” e l’exchange per la parte trading.

In sintesi: le criptovalute nel 2026

Il 2026 segna un punto di svolta nella gestione dei digital asset: da asset speculativo a componente strutturale del portafoglio. Bitcoin ed Ethereum, con le loro funzioni complementari, le nuove regole fiscali e le scelte tra autocustodia ed exchange richiedono oggi un approccio professionale e personalizzato.

Valuteremo insieme l’allocazione ideale tra Bitcoin ed Ethereum, la migliore soluzione di custodia e l’impatto fiscale per la tua situazione specifica.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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