FAQ Domande frequenti
Non esiste un minimo di legge. Le soglie che si incontrano sul mercato derivano da una valutazione di convenienza: il servizio deve generare più valore di quanto costa, per entrambe le parti. Quello che conta non è solo la cifra, ma il tipo di intervento richiesto.
Per una consulenza occasionale o per una pianificazione il patrimonio investibile può essere anche nullo. Per un mandato continuativo, invece, spesso una parcella minima fissa annuale rende il servizio poco attrattivo sotto certe soglie, perché l’incidenza della parcella sul capitale seguito diventerebbe troppo alta.
La consulenza occasionale risponde a un quesito puntuale o a un check-up. La pianificazione mette in ordine obiettivi, vincoli, previdenza, liquidità, protezioni e, se serve, la progettazione del portafoglio. Il mandato continuativo presidia le scelte nel tempo: lettura dei mercati, selezione o sostituzione degli strumenti, modifiche solo quando rafforzano la coerenza del piano.
Sì, ma solo in presenza di un contratto di consulenza in materia di investimenti, previsto dalla MiFID II. In caso contrario, non è possibile formulare raccomandazioni personalizzate su specifici strumenti finanziari presentate come adatte al caso concreto. Si può invece ottenere un’analisi dei costi, indicazioni di carattere generale e un quadro delle alternative disponibili.
Può includerne la progettazione: quanto investire, quale riserva di liquidità mantenere e quale asset allocation è coerente con obiettivi e orizzonte. La scelta dei singoli strumenti, se presentata come adatta al caso concreto, richiede il contratto in materia di investimenti MiFID. Il monitoraggio e i ribilanciamenti nel tempo appartengono alla consulenza continuativa.
No. Il contratto ha una durata. Finito il mandato, un aggiornamento occasionale con raccomandazioni personalizzate sarebbe una violazione della normativa. Se la situazione è semplice, il passo successivo è una nuova pianificazione o un incarico a durata determinata, non un accompagnamento continuativo.
