Il 28 agosto 2026, al simposio di Jackson Hole, il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha dichiarato che l’inflazione non sta rallentando abbastanza. Nelle ore successive sono scese le azioni, sono scese le obbligazioni ed è sceso anche l’oro.
Tre asset che nella costruzione classica di un portafoglio dovrebbero bilanciarsi si sono mossi nella stessa direzione, nella stessa giornata.
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Perché azioni, obbligazioni e oro sono scesi insieme il 28 agosto 2026?
Le tre asset class hanno reagito alla stessa variabile: le attese sui tassi reali. Il tasso reale è il rendimento di un titolo al netto dell’inflazione attesa, e quando una banca centrale si mostra determinata a riportare l’inflazione verso l’obiettivo quel rendimento sale.
Un tasso reale più alto pesa contemporaneamente sulle azioni, sulle obbligazioni a lunga scadenza e sull’oro. La diversificazione funziona quando gli strumenti rispondono a rischi diversi, e in quella giornata rispondevano tutti allo stesso.
I dati sostengono la posizione della Federal Reserve. Secondo il Bureau of Economic Analysis, l’indice dei prezzi PCE di luglio 2026 è cresciuto del 3,7% su base annua, con la componente di fondo al 3,3%: livelli distanti dall’obiettivo del 2% ormai da diversi anni.
Che cosa significa l’appiattimento della curva dei rendimenti?
L’appiattimento si verifica quando i rendimenti a breve scadenza salgono più di quelli a lunga, riducendo la distanza fra i due. La curva dei rendimenti è il grafico che mette in relazione il rendimento dei titoli di Stato con la loro scadenza.
| Scadenza | 21 agosto 2026 | 28 agosto 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| 2 anni | 4,240% | 4,360% | +12 punti base |
| 10 anni | 4,736% | 4,730% | −0,6 punti base |
| 30 anni | 5,276% | 5,213% | −6 punti base |
| Differenza 2-30 anni | 104 pb | 85 pb | −19 pb |
Il significato è preciso: il mercato ha rivisto le proprie attese sui prossimi mesi, lasciando invariate quelle di lungo periodo. Si aspetta una banca centrale più restrittiva adesso, non un’economia strutturalmente diversa fra dieci anni.
Perché il rendimento del Treasury a 30 anni è al livello più alto dal 2007?
La spinta arriva dal lato dell’offerta. Il 17 agosto 2026 il rendimento del Treasury americano a 30 anni ha superato il 5,3%, e la ragione sta nella quantità di titoli che il mercato deve assorbire.
Secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il debito pubblico americano ammontava a 40.175 miliardi di dollari al 31 agosto 2026. Un mercato chiamato ad assorbire volumi crescenti di titoli a lunga scadenza chiede in cambio rendimenti più alti.
Il Tesoro ha risposto ampliando i riacquisti sui propri titoli lunghi: dopo l’annuncio il rendimento è sceso al 5,19%, per risalire al 5,27% entro fine settimana. Vale il principio che ricordavamo nell’analisi di agosto: i tassi a lunga scadenza li determina il mercato, non la banca centrale.
Perché l’oro si muove con i tassi reali?
L’oro non produce cedole, quindi il suo costo-opportunità coincide con il rendimento reale disponibile sulle obbligazioni. Sale quando il mercato si aspetta rendimenti reali in discesa, scende quando una banca centrale si mostra determinata a difendere il potere d’acquisto.
Ad agosto 2026 si sono verificate entrambe le condizioni. Dopo un mese di luglio passato a costruire una base intorno ai 4.000 dollari l’oncia, l’oro è arrivato a sfiorare i 4.700 dollari verso fine mese; dopo Jackson Hole è tornato in area 4.370, restituendo circa metà del movimento.
È una chiave di lettura più utile di quella che descrive l’oro come rifugio dall’incertezza geopolitica: in poche settimane il contesto geopolitico non era cambiato, mentre erano cambiate le attese sui tassi.
Le obbligazioni proteggono ancora il portafoglio dall’inflazione?
I titoli di Stato proteggono ancora da una recessione, e lo fanno bene. Contro l’inflazione la protezione è molto più limitata, perché l’inflazione fa salire i tassi e colpisce azioni e obbligazioni nello stesso momento.
La differenza pratica sta nella scadenza. Un titolo a 2 anni assorbe un rialzo dei tassi in pochi mesi, arrivando a scadenza e reinvestendo ai nuovi tassi. Un titolo a 30 anni lo sconta subito sul prezzo, con perdite in conto capitale potenzialmente rilevanti.
Ne consegue che due portafogli con la stessa percentuale obbligazionaria possono comportarsi in modo opposto. Un 40% investito su scadenze brevi e un 40% investito su scadenze trentennali condividono un numero e nient’altro.
Nella costruzione dei portafogli che seguiamo la prima domanda riguarda la scadenza media e il tratto di curva su cui esporsi. Il rendimento offerto viene valutato dopo. È un principio che approfondiamo nei nostri contenuti educativi sui mercati.
Quali settori stanno guidando il mercato azionario nel 2026?
Ad agosto 2026 la leadership si è spostata verso la sanità e i materiali, in continuità con la rotazione iniziata a luglio dai semiconduttori alle banche.
Il 26 agosto Nvidia ha pubblicato conti con i ricavi raddoppiati rispetto a un anno prima, oltre attese già elevate. Il giorno seguente il Nasdaq 100 è salito dell’1,43%, e il rialzo si è esaurito nella seduta successiva: in una fase in cui il costo del denaro si muove, l’attenzione si sposta rapidamente dai conti societari alla politica monetaria.
Nello stesso periodo il settore sanitario americano ha toccato i massimi storici anche nella versione equipesata dell’indice, quella in cui ogni società pesa allo stesso modo a prescindere dalla dimensione: il titolo sanitario medio non era mai stato così in alto. Sul settore restano posizioni corte consistenti, segno che il consenso non ha ancora accompagnato i prezzi.
Un rialzo sostenuto da molti protagonisti è generalmente più solido di uno affidato a pochi nomi.
Quali dati monitorare a settembre 2026?
Tre appuntamenti concentrano l’attenzione: il dato sull’occupazione americana del 4 settembre, l’entrata in vigore l’8 settembre dei contro-dazi canadesi su circa 20 miliardi di dollari di merci, e la riunione della Federal Reserve del 15 e 16 settembre.
Quest’ultima è l’appuntamento più rilevante del trimestre, perché è la prima occasione in cui la banca centrale può tradurre in decisione quanto anticipato a Jackson Hole. Sullo sfondo restano lo Stretto di Hormuz, con i negoziati fra Stati Uniti e Iran ancora aperti, e il prezzo del petrolio, che ha chiuso agosto intorno agli 89 dollari al barile.
Come ricordiamo spesso, i mercati raramente si muovono in linea retta. Agosto ha portato un cambio di direzione nella politica monetaria e ha ricordato che la parte difensiva di un portafoglio va costruita sapendo da quale rischio deve proteggere.
