A luglio l’indice azionario più osservato al mondo ha chiuso il mese con una variazione vicina allo zero. Un dato del genere suggerisce un mese tranquillo, e proprio per questo ha ingannato molti osservatori. All’interno di quell’indice apparentemente immobile si è consumata una delle rotazioni settoriali più ampie degli ultimi anni.

I comparti che avevano guidato il rialzo nella prima parte dell’anno hanno smesso di funzionare. Al loro posto sono entrati in gioco settori rimasti indietro, con valutazioni molto più contenute. Capire questo movimento aiuta a leggere ciò che potrà accadere nei prossimi mesi.

L’edizione di agosto di RVCP Market View è disponibile in versione video, con tutti i grafici commentati.

Un indice fermo e un mercato in movimento

Il dato che fotografa meglio il fenomeno riguarda una singola giornata. Il 28 luglio l’indice dei semiconduttori ha perso quasi il 5%, mentre la versione equipesata dell’S&P 500 segnava un nuovo massimo storico e l’indice principale chiudeva in leggero rialzo.

La versione equipesata è quella in cui ogni società pesa allo stesso modo, indipendentemente dalla propria dimensione. Quando questa versione sale mentre l’indice tradizionale resta fermo, significa che la maggioranza dei titoli sta salendo e che le perdite si concentrano in poche società di grandi dimensioni.

Sull’intero mese di luglio il quadro è chiaro. L’energia ha guadagnato oltre il 12%, i finanziari oltre il 6%, il software poco più del 4% e la sanità circa il 2,5%. Nella direzione opposta, la tecnologia ha ceduto l’8% e i semiconduttori oltre il 21%.

Che cosa ha spinto la correzione dei semiconduttori

Nei mesi precedenti gli investitori si sono affollati sempre sullo stesso tema, quello dei semiconduttori e più in generale delle società legate all’intelligenza artificiale. La posizione è diventata la più concentrata a livello globale. Quando una scommessa raggiunge quel grado di affollamento, basta un cambiamento di umore per innescare un movimento nella direzione opposta.

A questo si è aggiunto un elemento concreto. La concorrenza crescente dei produttori cinesi, sia nelle apparecchiature per la produzione di microchip sia nelle memorie, ha rimesso in discussione le valutazioni elevate raggiunte dal comparto.

La correzione ha però prodotto un effetto utile. Ha riportato le valutazioni della tecnologia legata all’intelligenza artificiale su livelli più normali, e questo rappresenta un fattore di sostegno per il proseguimento del rialzo di lungo periodo.

La concentrazione ha raggiunto un livello record

Il motivo per cui le perdite di un solo comparto muovono l’intero indice è di natura aritmetica. Le prime dieci società americane per capitalizzazione pesano oggi circa il 43% dell’S&P 500, il livello più alto mai registrato. Il settore tecnologico da solo vale circa il 36%.

Quando una parte così rilevante dell’indice appartiene a un numero ristretto di società, la performance complessiva riflette soprattutto l’andamento di quelle società e racconta poco di ciò che accade alle altre quattrocentonovanta.

Le banche tornano al centro del sistema

La rotazione ha avuto anche una dimensione più profonda, e le protagoniste sono state le banche americane. Nel corso di luglio l’indice bancario ha raggiunto nuovi massimi storici.

Vale la pena distinguere due piani, perché vengono spesso confusi. Sul piano dei prezzi il settore aveva già superato i livelli precedenti alla crisi finanziaria nel 2021. Sul piano delle valutazioni la storia è diversa: il rapporto tra prezzo e valore contabile ha raggiunto solo ora i livelli più elevati dalla crisi del 2008, dopo un percorso di ricostruzione durato quasi vent’anni.

Quando un comparto costruisce una base così lunga e poi la supera anche in termini di valutazione, il segnale è di solidità. Le banche stanno al centro del sistema finanziario, e vederle in salute rappresenta un elemento di sostegno per il mercato azionario e per l’economia nel suo complesso.

La Federal Reserve resta ferma mentre i tassi lunghi salgono

Nella riunione del 29 luglio la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati in un intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. La decisione non è stata unanime: tre governatori hanno votato a favore di un rialzo, a testimonianza che l’inflazione resta il tema centrale per la banca centrale.

Negli Stati Uniti l’indice dei prezzi al consumo di giugno è sceso al 3,5% su base annua, in miglioramento rispetto al 4,2% del mese precedente, ma ancora distante dall’obiettivo del 2%.

La nota più delicata arriva dal mercato obbligazionario. Pur in assenza di rialzi da parte della banca centrale, i rendimenti sulle scadenze lunghe si sono alzati, con il trentennale americano tornato ai livelli più elevati dal 2007. È il segnale che il mercato obbligazionario resta preoccupato dal fronte inflattivo e sta anticipando la possibilità di una politica monetaria più restrittiva in futuro.

Sullo sfondo hanno alimentato la volatilità due elementi: le nuove impennate del prezzo del petrolio e la discussione sui dazi che gli Stati Uniti hanno prospettato per i prossimi mesi.

I tre temi da monitorare ad agosto

Il primo appuntamento è il simposio di Jackson Hole, in programma dal 27 al 29 agosto, dove emergeranno indicazioni sul percorso futuro dei tassi.

Il secondo riguarda l’energia. Una distensione tra Iran e Stati Uniti porterebbe il petrolio a scendere, con un effetto favorevole sui dati dell’inflazione. Uno scenario opposto richiederebbe attenzione sul fronte dei prezzi nei mesi successivi.

Il terzo tema è la tenuta della rotazione settoriale. Nelle prossime settimane osserveremo se la partecipazione al rialzo resterà ampia e distribuita su più comparti, oppure se il mercato tornerà a concentrarsi sulla tecnologia e sui semiconduttori. Una partecipazione ampia rappresenta il segnale più solido per la continuazione di un rialzo in buona salute.

Guarda e ascolta l’analisi completa

L’edizione di agosto di RVCP Market View è disponibile in versione video, con tutti i grafici commentati, e in versione audio.

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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