In meno di quarantott’ore i mercati finanziari hanno vissuto due fasi completamente opposte: prima un rimbalzo superiore al 2-3% sugli indici azionari, poi un nuovo scivolone, con il petrolio che è tornato a salire. La causa diretta è stata una sequenza di dichiarazioni contraddittorie: Trump ha prima annunciato di essere vicino a un accordo con l’Iran, poi ha minacciato di riportare il paese all’età della pietra. L’Iran ha smentito qualsiasi negoziato.
Il mercato ne ha preso atto.
In questa Market View di aprile 2026, Renato Viero analizza nel dettaglio che cosa è successo sui mercati nel mese di marzo, perché la crisi iraniana è più complicata di quanto appaia in superficie e quali sono i segnali tecnici e macroeconomici da tenere d’occhio nelle prossime settimane.
Marzo 2026: un mese che ha cambiato il contesto
Fino a fine febbraio la situazione era relativamente tranquilla, sia sul fronte macroeconomico sia sul fronte degli utili aziendali. Con lo scoppio del conflitto in Iran tutto è cambiato. Il conflitto si è allargato ad altri gruppi etnici e si è esteso all’area mediorientale, precipitando il sistema in una nuova crisi energetica. La variabile centrale è lo Stretto di Hormuz: finché il petrolio non tornerà a circolare liberamente, sarà difficile prevedere una riduzione delle tensioni sui prezzi dell’energia e, di conseguenza, sull’inflazione.
L’S&P 500 ha chiuso marzo in negativo con una perdita di circa il 7%, pari a un calo del 9% dai massimi, e ha registrato cinque settimane consecutive di performance negativa.
Ma il segnale forse più significativo non è arrivato dal mercato azionario, bensì da quello obbligazionario. L’indice MOVE, l’equivalente del VIX per le obbligazioni, ha raggiunto livelli che non si vedevano dai tempi dei dazi di Trump, circa dodici mesi fa. Bund, decennale italiano e gilt britannico hanno toccato livelli che non si osservavano da diversi mesi.
Le aspettative sulle banche centrali si sono ribaltate: la Fed, che a inizio anno era attesa con tre tagli nel 2026, è ora prezzata dal mercato per meno di un taglio nel corso dell’anno e il primo intervento viene spostato al 2027. Sul fronte europeo la situazione è ancora più paradossale: si è passati dalla previsione di un taglio nel 2026 alla possibilità di uno o due rialzi nel corso dell’anno. Un cambio di scenario diametralmente opposto in poche settimane.
Infine, un segnale più sottile ma tecnicamente rilevante: le aste dei Treasury americani nel mese di marzo hanno registrato volumi molto sottili, con il 24% dell’emissione assorbito dai primary dealer. Un mercato obbligazionario che inizia a mostrare segnali di stress.
Perché l’Iran non ha interesse a chiudere il conflitto
Quello che molti commentatori ignorano è la struttura degli incentivi iraniani.
Da quando la guerra è iniziata, l’Iran ci sta guadagnando. Il petrolio iraniano, che circolava a mercato con uno sconto di circa il 10% rispetto al WTI, ha visto questo spread sostanzialmente azzerarsi. Gli Stati Uniti sono stati costretti a togliere l’embargo sul petrolio iraniano già presente in mare per calmierare i prezzi.
A tutto questo si aggiunge la discussione in corso su un pedaggio per le navi petroliere che transitano per lo Stretto di Hormuz, che sembrerebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni di dollari a nave. Il risultato è che le entrate del governo iraniano sono aumentate di quasi il 50%. Un paese che dipende quasi interamente dagli introiti petroliferi non ha motivi strutturali per affrettare la fine di questo conflitto.
La struttura tecnica resta costruttiva
Di fronte a questo scenario, la domanda che si pone ogni operatore è se questo sell-off possa trasformarsi in una vera crisi o se rimanga un momento passeggero.
I dati tecnici, per quanto possa sembrare sorprendente, indicano che il mercato è ancora costruttivo. I trend di lungo periodo non sono stati violati sugli indici azionari principali, sia americani sia europei, e i mercati si sono fermati su livelli di supporto chiave. Il sell-off è stato prolungato ma tutto sommato ordinato, molto diverso dalla dinamica disordinata e violenta osservata nelle crisi del 2008 e del 2020. All’interno del mercato si osserva molta dispersione geografica e settoriale: i settori difensivi sovraperformano, il mercato sta premiando la qualità, mentre i settori growth e tecnologici sono quelli che pagano di più.
C’è poi il segnale contrarian: quando il VIX raggiunge livelli di stress elevati e la maggior parte degli operatori si posiziona già in modo ribassista, la prossima mossa tende storicamente a essere un rimbalzo, perché i venditori hanno già agito e rimane potenziale acquirente. Un dato di stagionalità rafforza questa lettura: analizzando la serie storica dal 2010 in poi, aprile mostra un win rate superiore al 75%. La stagionalità non è una certezza, ma offre una guida utile. Vale la pena ricordare che marzo era stato individuato come un mese potenzialmente delicato già in precedenza, in particolare per i mercati nell’anno del midterm election americano.
Cosa tenere d’occhio nelle prossime settimane
Il punto più importante rimane la circolazione del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Se le navi inizieranno nuovamente a transitare liberamente, si potrebbe assistere a un relief rally con graduale allentamento delle tensioni sui mercati energetici e spazio per il recupero degli indici azionari.
Il secondo elemento da monitorare è il dato CPI (Consumer Price Index) americano relativo al mese di marzo: sarà indicativo capire quanto dell’impatto della crisi energetica è già incorporato nel sistema macroeconomico. Non è necessario vedere il petrolio a 150 dollari al barile per creare danni strutturali: è sufficiente mantenerlo sopra determinate soglie per un periodo sufficientemente lungo.
Il terzo elemento è la stagione degli utili, che ad aprile ripartirà dopo il periodo di blackout: sarà importante capire se le stime degli analisti sono ancora troppo ottimiste o se l’aggiustamento è già avvenuto.
Se preferisci ascoltare la Market View puoi trovare il podcast qui:
Contenuto informativo a cura di Renato Viero, Consulente Finanziario Autonomo iscritto all’Albo OCF (delibera n. 1053 del 28/03/2019). Il presente articolo ha finalità esclusivamente educative e informative e non costituisce consulenza personalizzata ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF).
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