In occasione dell’uscita in edicola di TOP 100, la rivista annuale che classifica e analizza le prime 100 aziende del Nordest, ci è stato chiesto di descrivere gli scenari sull’euro-dollaro ad uso delle aziende esportatrici di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Di seguito riportiamo il nostro articolo pubblicato nella rivista acquistabile in edicola.

Il dollaro e l’euro nell’arena globale

Dinamiche macro governano i cambi. Un’altalena fra la fase in cui il biglietto verde si apprezza nei momenti di instabilità e quella in cui si indebolisce obbedendo alle strategie geopolitiche degli Stati Uniti

Nel Nordest abbondano le aziende esportatrici. Tra queste, quelle che esportano verso Stati Uniti ed Asia sono soggette alle fluttuazioni del cambio, soprattutto del cambio verso il Dollaro che domina la maggior parte degli scambi commerciali. 

Questo complica non poco la vita degli imprenditori e dei CFO che si trovano di fronte ad un problema finanziario così rilevante per i conti aziendali.

Il dollaro è ancora la valuta più forte del sistema finanziario: beneficia nei momenti di instabilità del sistema. 

Nel corso della pandemia, si è visto il suo ruolo egemonico: l’euro-dollaro è arrivato a toccare un minimo di 1.063 il 23 marzo 2020 all’apice della crisi. 

Questo meccanismo di rafforzamento del dollaro ha sempre funzionato bene nei momenti di crisi, quelli in cui il regime di volatilità dell’azionario e delle altre asset class è oltre i livelli di soglia ritenuti tipici di un mercato statisticamente “nella norma”. Quando la volatilità implicita dell’azionario è molto alta è lecito attendersi una posizione di supremazia del dollaro. In questi periodi tra l’altro il livello di correlazione negativa tra dollaro e azionario e tra dollaro e materie prime è anch’essa molto alta: quando azionario e materie prime scendono il dollaro sale.

La situazione è completamente diversa in situazioni di mercato più stabili e caratterizzate da minor volatilità. Dal 23 marzo 2020 in poi, infatti, la storia del cambio euro-dollaro si fa interessante perché il tasso di cambio è stato principalmente dominato dalle dichiarazioni dei banchieri centrali: chi più stampa più svaluta. Il bilancio della FED si è espanso da marzo 2020 in poi molto più velocemente rispetto a quello della BCE frutto delle azioni quantitative più massicce e questo ha deprezzato il dollaro. Il braccio di forza tra le due banche centrali nel lungo periodo non va letto nell’ottica di chi vince, ma di chi perde per primo. Le risposte quantitative sono proporzionali ai dati economici, in particolare disoccupazione e inflazione.

Vediamo quindi due fasi che potrebbero alternarsi per lungo tempo:

1) La prima è quella ad alta volatilità sulla scia di quello che è successo a marzo 2020 o nel corso della grande crisi finanziaria del 2008: quando domina il panico e tutto viene venduto la valuta considerata forte domina sulle altre. 

2) La seconda fase è quella della guerra economica, e non solo, tra Stati Uniti e resto del mondo. Volta a svalutare il dollaro per favorire l’economia domestica statunitense. Ciò metterà a dura prova le banche centrali combattute tra un mandato di lungo periodo, di piena occupazione e contenimento dell’inflazione, e uno di breve periodo di supporto all’economia e di aiuto ai governi in carica.

Le banche centrali rischiano, e rischieranno, sempre più di essere ostaggio dei governi ed è estremamente attuale il tema della loro indipendenza, o presunta tale.

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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