Prima di considerare un investimento è fondamentale sapere quanto rischio si è disposti ad accettare. In secondo luogo, bisogna capire anche quanto rischio si è in grado di sopportare finanziariamente in base alla composizione del nostro patrimonio e alla nostra situazione debitoria. Si parla quindi di tolleranza al rischio (dimensione soggettiva del rischio) e si parla anche di capacità di sopportare rischio negli investimenti (dimensione oggettiva del rischio).

Capita spesso di notare che soggetti molto propensi ad investimenti rischiosi, abbiano in realtà una situazione patrimoniale non adeguata rispetto alle stesse posizioni rischiose. E, viceversa, capita che soggetti molto ben capitalizzati siano molto avversi al rischio e mettano così a repentaglio la conservazione stessa del patrimonio. Questo accade perché per mantenere inalterato nel tempo il potere d’acquisto di un patrimonio è necessario fare degli investimenti.

Una delle domande che più spesso vengono rivolte ad un consulente finanziario è la seguente: esistono investimenti sicuri? Esiste l’investimento a rischio nullo? Ovviamente no, se l’investimento fosse sicuro al 100% non ci sarebbe nessun rendimento ad esso associato.

Come ci insegna il concetto di pianificazione finanziaria diverse persone possono avere differenti obiettivi finanziari: di breve, medio o lungo termine. Non esiste un piano di investimento che si adatti ad ogni tipo di investitore, è quindi necessario comprendere le singole esigenze, la disponibilità di risorse e, non ultima, la propensione al rischio.

Cos’è il profilo di rischio di un investitore?

Il profilo di rischio di un investitore è formato sia da aspetti psicologici ed emotivi, sia da aspetti finanziari relativi alla situazione personale.

Secondo le regole della corretta pianificazione finanziaria vi sono quattro componenti nel profilo di rischio di un investitore:

  • attitudine al rischio (attrazione o repulsione al rischio dal punto di vista psicologico);
  • conoscenza del rischio;
  • propensione al rischio (preferenze individuali su combinazioni rischio/rendimento);
  • capacità finanziaria personale di sopportazione del rischio.

Le prime tre componenti (attitudine, conoscenza e propensione) formano la tolleranza al rischio e sono soggettive. Mentre la quarta e ultima componente (capacità finanziaria) è oggettiva e deriva dall’analisi della situazione personale.

La normativa MIFID2 (Market in Financial Instruments Directive) utilizzata da banche e intermediari finanziari, compresi noi consulenti indipendenti, classifica un investimento come adeguato all’investitore (per questo si parla di questionario di adeguatezza) quando tutte e quattro le dimensioni di rischio sopra elencate sono soddisfatte.   

Perché è importante capire qual è il tuo profilo di rischio?

Capire il proprio personale profilo di rischio è il primo passo per decidere l’allocazione di portafoglio e quindi effettuare le giuste scelte in termini di composizione del portafoglio e di diversificazione. La diversificazione, infatti, permette di ridurre il rischio del portafoglio nel suo complesso e quindi di ridurre la volatilità.

Come si valuta il profilo di rischio?

La tolleranza al rischio viene fatta attraverso questionari e domande specifiche. Queste informazioni vanno poi riconciliate con la valutazione degli scenari di investimento e della situazione macroeconomica effettuata dal consulente finanziario. È quindi necessario riassumere tutte le informazioni in un portafoglio di investimento in linea con gli obiettivi del cliente e coerente con il suo profilo di rischio. Inoltre, dato l’elevato grado di personalizzazione in questo tipo di dinamiche, di tanto in tanto, è utile rivalutare la situazione dell’investitore per assicurarsi che nulla di rilevante sia cambiato.

Profili di rischio: tipologie

Sulla base dei questionari, delle domande specifiche e dall’osservazione del comportamento in termini di scelte, il profilo di rischio dell’investitore verrà sintetizzato in uno dei seguenti quattro livelli:

Bassa tolleranza al rischio: la perdita massima, determinata ex-ante statisticamente, del portafoglio deve essere inferiore al 6% annuale. Se un cliente ha questo tipo di profilo verrà indirizzato verso investimenti di breve periodo come i fondi monetari, i depositi o le obbligazioni con scadenza molto breve.

Media tolleranza al rischio: perdita massima annuale compresa tra il 6% e il 12%. Con questo profilo di rischio l’orizzonte temporale si allunga ed è possibile inserire in portafoglio l’azionario e l’obbligazionario non governativo in misura moderata.

Alta tolleranza al rischio: perdita massima annuale compresa tra il 12% e il 23%. Con questo profilo di rischio l’orizzonte temporale diventa di lungo periodo ed è possibile inserire in portafoglio l’azionario e l’obbligazionario non governativo in misura rilevante.

Molto Alta tolleranza al rischio: perdita massima annuale superiore al 23%. Con questo profilo di rischio l’orizzonte temporale è decisamente di lungo periodo ed è possibile inserire in portafoglio tutte le asset class che presentano le migliore prospettive di rendimento, ma che sono anche caratterizzate da maggior volatilità.

È bene ricordare che vi è un rapporto costante tra rischio e risultato. Su periodi di tempo sufficientemente lunghi i portafogli di chi ha alta tolleranza al rischio supereranno sempre in termini di performance gli altri perché verranno costruiti con asset più volatili e quindi più performanti. Per un approfondimento su questi temi invito alla lettura del post precedente, dedicato alla relazione tra rischio, volatilità e performance.

Allo stesso modo però, su periodi brevi, potrebbe accadere che le perdite siano rilevanti: se non si è in grado, psicologicamente o patrimonialmente, di gestire la perdita quando si manifesta nel portafoglio e ci si precipita a vendere nel momento sbagliato (quindi contro l’avviso del consulente che effettua l’analisi della situazione macroeconomica) vuol dire che il livello di rischio non era quello corretto.

Conclusioni

Come abbiamo visto la valutazione del profilo di rischio determina in maniera importante il piano d’investimento.  Una valutazione individuale (magari effettuata sulla base di esperienze di amici o conoscenti) può portare ad assumere una quota di rischio eccessiva rispetto alle proprie esigenze o possibilità.

Molti investitori accedono a piattaforme d’investimento fai da te senza avere la preparazione necessaria in termini di strumenti finanziari e conoscenza delle relative combinazioni di rischio / rendimento. Questo processo conduce inevitabilmente a portafogli non adeguati: o troppo rischiosi o troppo poco performanti rispetto alla situazione personale. 

Se si vuole investire in maniera consapevole è fondamentale servirsi di professionisti esperti in grado di:

  1. valutare il profilo di rischio,
  2. valutare la situazione di mercato,
  3. sintetizzare il tutto in un portafoglio di investimento.

Se vuoi evitare di incorrere in errori può esserti utile fissare un appuntamento con noi per capire qual è il profilo di rischio più adatto a te.

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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