Un lettore scrive al Sole 24 Ore interrogandosi sull’andamento recente del re delle commodities: il petrolio.

Di seguito la domanda del lettore, la nostra risposta e l’articolo pubblicato sabato 16 aprile. Cliccare sull’immagine dell’articolo per ingrandirla.

A seguito del conflitto con gli Stati Uniti che stanno dando fondo alle loro riserve petrolifere il prezzo del petrolio non dovrebbe scendere in maniera più decisa, o dobbiamo aspettare le decisioni dell’ Arabia Saudita?

Il prezzo del petrolio dipende sia da dinamiche “interne” quali domanda e offerta sia da fattori esogeni quali il contesto geopolitico e l’andamento dell’economia globale. A parità di altri fattori l’azione degli Stati Uniti di rilasciare parte delle proprie riserve strategiche di petrolio nel breve periodo ha certamente un effetto in termini di riduzione dei prezzi commisurato però al rapporto tra barili immessi e totale della domanda.

Nel medio e lungo periodo però il prezzo dipenderà anche dal livello generale delle riserve, il cosiddetto “oil inventories”. Il livello attuale delle riserve è molto basso, circa il 4% sotto il livello medio degli ultimi 5 anni, una situazione che se protratta nel tempo e non colmata da un contestuale aumento dell’offerta potrebbe indurre pressioni al rialzo del prezzo. Infine, per dare una dimensione quantitativa ai dati si pensi che i 50 milioni di barili dichiarati a novembre 2021 rappresentano lo 0.7% della domanda annuale nei soli Stati Uniti (circa due giorni di consumo). Un dato quindi che di per sé non ha molto effetto dal punto di vista materiale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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