Nel corso di un interessante approfondimento dedicato alle obbligazioni, Il Sole 24 Ore ha chiesto a noi e ad altri gestori delle opinioni sulla situazione nel mercato dei tassi.

Di seguito i nostri commenti al giornale e l’articolo pubblicato sabato 3 dicembre. Cliccare sull’immagine dell’articolo per ingrandirla.

Obbligazioni, ora è più facile sceglierle

  • La situazione della Banca centrale europea è molto diversa da quella statunitense perché negli Stati Uniti c’è già stato l’inflazione in base agli ultimi dati è in decelerazione (e quindi potrebbe esserci stato il picco) mentre in Europa è ancora in accelerazione” (Nda: questo contributo è stato fornito al giornale lunedì 28 novembre, mentre mercoledì 30 novembre è uscito il primo dato in decelerazione dell’inflazione europea, 10% contro il 10,6% precedente, dato che dovrà essere confermato in decelerazione nei prossimi mesi). 
  • Il mercato obbligazionario americano con un’inversione della curva tra la parte a breve (2 anni) e lunga (10 anni) di 78 punti base attualmente, sta segnalando una pesante recessione. In particolare il tasso a due anni è al 4,4% mentre il 10 anni statunitense è al 3,6%. Per questo motivo e per il forte rallentamento degli utili non credo che questa crisi iniziata a novembre 2021 su tutti gli asset rischiosi sia finita, per cui sono conservativo e negativo per i prossimi mesi sulle obbligazioni ad alto rendimento, emissioni subordinate e dei mercati emergenti.
  • Non comprerei titoli di Stato statunitensi a meno che la scadenza del titolo non sia allineata con una aspettativa di apprezzamento del dollaro nello stesso orizzonte temporale. Altrimenti la volatilità del cambio rischia di essere molto superiore a quella del tasso e quindi vanificare la ricerca di rendimento.
  • Per investire la liquidità in eccesso nei portafogli, se si è avuto un approccio molto difensivo nella prima parte dell’anno, potrebbe aver senso comprare titoli di Stato italiani che in questo momento offrono un rapporto rischio-rendimento molto interessante sia a confronto con i titoli di Stato europei sia a confronto con i titoli corporate italiani.
  • In particolare potrebbe aver senso, in un’ottica di contenimento del rischio, stare sulla parte a breve della curva italiana (quindi 2/3 anni) e ragionare in maniera incrementale ossia iniziare a comprare e aggiustare la posizione totale del portafoglio obbligazionario aggiungendo o togliendo peso assecondando il movimento dei tassi in una logica di impiego della liquidità ma di contenimento del rischio.
Fonte: Il Sole 24 Ore

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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