Per questa settimana d’agosto avevo previsto un articolo leggero, coerentemente con il clima vacanziero del momento.

La notizia di questa settimana non può essere ignorata e, poiché non solo il nostro processo d’investimento, ma anche i nostri articoli e l’informazione che divulghiamo sono guidati dalla ricerca, eccoci qui con un’analisi della situazione attuale.

Veniamo all’importante news della settimana: l’indice S&P 500 ha superato nella giornata di martedì 18 Agosto i massimi di sempre, superando i livelli toccati a febbraio 2020 prima della discesa che l’ha portato a perdere il 34% del proprio valore nel giro di un mese, la discesa più rapida di sempre.

Alla discesa più rapida di sempre è seguito il rally più veloce di sempre e ho scritto in questi mesi del come e del perché siamo ritornati ai livelli attuali nonostante tutto.

La domanda su cui voglio riflettere oggi è appunto quella anticipata dal titolo del post.

Investire in un momento in cui il mercato ha raggiunto un massimo storico è una buona idea?

Iniziamo circoscrivendo in questo articolo quello che si intende per mercato, vorrei analizzare tre mercati che dal nostro punto di vista sono fondamentali in questo momento e lo saranno nei mesi a venire: azionario, oro e dollaro.

Il mercato azionario

Rappresentativo del mercato azionario americano è l’indice S&P 500, quello che ha fatto segnare nuovi massimi e che vediamo nel grafico sottostante:

Dal punto di vista dell’analisi tecnica, un prezzo che rompe resistenze al rialzo facendo segnare nuovi massimi è un segnale forte, un segnale di conferma del trend in atto. Questo vale per tutti i mercati: azionario, obbligazionario, valute e materie prime.

Secondo l’analisi tecnica, quindi, è una buona idea comprare nel momento in cui si raggiungo dei massimi. Quello che bisogna chiedersi, e di conseguenza monitorare nei prossimi giorni, è se il massimo si conferma o se ci sarà una correzione a livello di prezzo. Sicuramente però il momento è rilevante.

E il passato cosa ci insegna a riguardo? Statisticamente, nei periodi storici che ci hanno preceduto, è stata una buona idea comprare quando il mercato ha registrato dei massimi?

Non è stata solo buona, è stata ottima.

Analizzando gli ultimi 70 anni di storia, ossia da quando è stato lanciato l’indice S&P 500 che prima si chiamava S&P 90, i rendimenti nei periodi successivi ai nuovi massimi sono sempre stati molto positivi, soprattutto se il nuovo massimo si è registrato a distanza di almeno 5 mesi dal precedente. In pratica non è un massimo che segue immediatamente un nuovo massimo (come quello che potrebbe esserci nel S&P 500 la settimana prossima tanto per capirci) ma è un nuovo massimo che segue ad un rintracciamento e ad una successiva fase di consolidamento del prezzo. In questo caso la performance media dell’S& P500 nei 12 mesi successivi è stata pari all’11.4%, ben superiore alla media storica pari a 8.8%.

Quelli attuali però sono tempi straordinari e non dobbiamo dimenticarci che molto può cambiare nei mesi a venire, il rischio è dietro l’angolo, ecco perché i nostri sistemi quantitativi hanno un duplice obiettivo: quello di seguire un mercato che cresce, ma anche quello di correre ai ripari nel momento in cui la situazione cambia e l’evidenza dei fatti lo conferma. Il nostro processo di investimento è basato su algoritmi e strumenti quantitativi all’avanguardia sviluppati e testati nel corso di decenni di studio dei mercati finanziari. La nostra visione del mondo ci aiuta ad aggiustare i parametri dei nostri modelli per mantenerli in linea con il paradigma di mercato corrente.

L’evidenza dei fatti rimane il riferimento, ma è bene tenere gli occhi bene aperti su quello che sta succedendo.

Il mercato dell’oro

Veniamo ora all’altro mercato che ha fatto segnare nuovi massimi recentemente: quello dell’oro.

È veramente strano assistere all’oro e all’S&P 500 che segnano entrambi nuovi massimi nel giro di pochi giorni, è una cosa che sarebbe stata considerata molto anomala se non addirittura impossibile qualche mese fa, ma come già detto viviamo in tempi straordinari.

Non mi dilungo sull’oro e sul quanto questo fatto sia teoricamente in contrapposizione a quello che avviene sull’azionario, invito chi non l’ha fatto a leggere il mio articolo precedente che da diverse delucidazioni in merito.

Gold is money, everything else is credit

J. P. Morgan
J. P. Morgan, 1902

Il mercato del dollaro

E concludiamo con l’ultimo mercato: il dollaro.

Il dollaro non ha registrato nuovi massimi, ma ha rotto un trend molto importante, lungo 12 anni.

Di seguito il grafico della valuta più importante con cui il dollaro viene scambiato : l’euro (che è anche la nostra valuta domestica).

Si vede ben delineata la linea blu: essa rappresenta un trend discendente iniziato nel luglio 2008 quando l’euro-dollaro aveva registrato i suoi massimi, da allora la linea blu ha continuato a mostrare la tendenza a scendere del tasso di cambio dell’euro contro dollaro.

Fino a questi giorni, quando questa tendenza si è interrotta.

La rottura di un trend lungo 12 anni che copre orizzonti mensili settimanali e giornalieri non può essere ignorata. Si tratta di un segnale importantissimo su cui si stanno interrogando in molti.

Data la forza e la velocità del movimento al rialzo è possibile che si ritorni a testare il trend, quella linea blu prima resistenza al rialzo ora supporto al ribasso, intorno a 1.16-1.17. Se il supporto dovesse tenere si potrebbe andare verso il nuovo livello di 1.22. Non escluderei anche di non tornare a testare il supporto e di andare direttamente verso l’1.22.

Dal punto di vista dell’analisi fondamentale bisogna ricordare che le azioni della banca centrale americana sono state molto più espansive e massicce di quelle della banca centrale europea, o delle altre banche centrali, motivo per cui molti economisti sono dell’opinione che abbia senso che il dollaro si stia deprezzando contro le altre valute. Questo tra l’altro è coerente con un mercato azionario che si rafforza dato che il dollaro può anche essere visto come la valuta più forte del sistema finanziario: beneficia dei momenti di instabilità e viene penalizzata in fasi di relativa quiete.

Indipendentemente dalle analisi macroeconomiche il prezzo è il fattore principale, è quello che decide lo spostamento dei flussi attuali e ancora una volta l’evidenza dei fatti indica che il dollaro si sta indebolendo e il trend, per ora, sembra essere cambiato.

Nei prossimi mesi sarà di importanza fondamentale vedere quello che succederà al dollaro per capire gli orizzonti che potrebbero delinearsi nella valuta più importante del sistema finanziario globale e di conseguenza anche in tutte le altre asset class.

La correlazione (negativa) tra dollaro e le altre principali asset class negli ultimi 90 giorni è stata la seguente:

  • -0.95  S&P500
  • -0.85  Indice Globale Materie Prime
  • -0.89  Oro

Praticamente una relazione inversa quasi perfetta, quando il dollaro scende le altre asset class salgono e viceversa.

In conclusione

Se l’euro-dollaro dovesse continuare la sua corsa verso l’1.22, data la struttura delle correlazioni ora esistente, ci sarebbero ottime probabilità di vedere confermati i nuovi massimi sia sull’azionario che sull’oro. La nostra attenzione resterà quindi focalizzata sulla matrice delle correlazioni e sul comportamento del dollaro.

Credo fermamente che ci sia bisogno di essere immersi nei mercati o che sia meglio starne in disparte. Non si può essere parzialmente coinvolti: è allora che vengono commessi degli errori.

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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