Continua la nostra collaborazione con Il Sole 24 Ore. Un lettore scrive con un quesito molto interessante a cui ci viene chiesto di rispondere.

Di seguito la domanda del lettore, la nostra risposta e l’articolo pubblicato sabato 2 aprile. Cliccare sull’immagine dell’articolo per ingrandirla.

La domanda del lettore

Ho una domanda per i vostri esperti: per un investitore propenso al rischio, come dovrebbero cambiare i pesi dell’investimento tra azionario, valute, obbligazioni, materie prime e oro e, all’interno della componente azionaria, come ripartirli tra Usa, Europa e Cina?

La risposta dipende dal tipo di approccio alla gestione del portafoglio che si desidera. In un approccio di tipo statico alla gestione, gestione passiva, si decide come ripartire i vari pesi all’inizio e si effettueranno dei ribilanciamenti a scadenze periodiche per riallineare i pesi a quelli di partenza.

La ripartizione tra azionario, obbligazioni, materie prime e oro dipende da obiettivi di investimento, tolleranza al rischio, orizzonte temporale; ad esempio, più la tolleranza al rischio e gli obiettivi di rendimento sono alti più alta sarà la componente azionaria. Il peso delle aree geografiche e delle valute all’interno di ciascuna asset class può essere deciso prendendo a riferimento gli indici globali (quindi ad esempio gli Stati Uniti e il dollaro peseranno il 66% della componente azionaria). Ogni variazione in termini di asset allocation (ad esempio un sovrappeso di Italia) rispetto agli indici dovrebbe avere alla base una motivazione valida ed essere monitorata da vicino in termini di performance.

La gestione tattica prevede delle variazioni temporanee ai pesi della gestione passiva per approfittare di alcune opportunità che si vengono a creare, ad esempio si può avere una sovraesposizione ad un’area geografica o ad un settore in un determinato periodo.

Infine, nella gestione dinamica, gestione attiva, i pesi delle asset class saranno variabili e dipenderanno da fattori macroeconomici o da fattori discrezionali di altro tipo. Se ad esempio si ha per il futuro un’opinione negativa su crescita e inflazione si deciderà di ridurre di molto la componente azionaria ed in generale il rischio del portafoglio.

Fonte: Il Sole 24 Ore

RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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