“Quando vedo una bolla finanziaria mi precipito a comprarla”

George Soros

Talvolta ricevo domande da parte di clienti che mi chiedono se un investimento li possa esporre ad un rischio di bolla speculativa. Rispondere a queste domande non è mai semplice poiché prevedere queste situazioni significa comprendere a fondo non solo i comportamenti razionali all’interno di un mercato, ma anche le emozioni che conducono alla creazione di una bolla.

Quando manca la cautela necessaria ad un investimento e prevale l’avidità ed il desiderio di profitto si gettano la fondamenta per una situazione finanziaria ad alto rischio.

Prima di tutto cerchiamo di capire cos’è una bolla speculativa, come si evolve attraverso specifiche fasi e ripercorriamo un esempio storico tra i più noti.

Cos’è una bolla speculativa?

Il termine “bolla speculativa”, in un contesto economico-finanziario, si riferisce generalmente ad una situazione in cui il prezzo di qualcosa (un singolo titolo, un’attività finanziaria o anche un intero settore, mercato o classe di attività) supera il suo valore fondamentale di un ampio margine. Poiché la domanda speculativa, piuttosto che il valore intrinseco, alimenta i prezzi gonfiati, la bolla alla fine inevitabilmente scoppia e le massicce vendite causano un calo dei prezzi, spesso in modo piuttosto drammatico. Nella maggior parte dei casi, infatti, una bolla speculativa è seguita da uno spettacolare crollo.

Nel corso degli ultimi vent’anni abbiamo assistito a due bolle speculative di portata cosi ampia da trascinare prima al rialzo e poi al ribasso l’intero mercato finanziario.

La prima è la famosa bolla dotcom che ha visto un rapido aumento nelle valutazioni dei titoli azionari tecnologici statunitensi alimentato dagli investimenti in società legate ad Internet verso la fine degli anni ’90. Il valore dei mercati azionari è cresciuto in modo esponenziale durante questo periodo, con l’indice Nasdaq dominato dai titoli tecnologici che è quintuplicato tra gli anni 1998 e 2000. Il crollo che ne è seguito ha visto l’indice Nasdaq perdere il l’80% del proprio valore. Nel 2001, la maggior parte delle azioni dotcom è fallita coinvolgendo anche società solide e capitalizzate come ad esempio Amazon che ha perso il 95% (!) del proprio valore nel crollo ed è oggi la quinta società al mondo per capitalizzazione di mercato. Ci sono voluti 15 anni perché il Nasdaq riguadagnasse il picco del 2000.

Nel grafico che segue l’indice Nasdaq dal 1991 al 2006:

La seconda è l’altrettanto famosa bolla subprime. Il mercato rialzista, ripartito dai minimi della bolla dotcom, influenzato da un clima di euforia dovuto al ribasso dei tassi d’interesse e da altre decisioni dell’allora presidente FED Alan Greenspan (ampiamente criticato a posteriori per le scelte dell’epoca) ha innescato una bolla immobiliare spingendo molte banche, specialmente negli Stati Uniti, a finanziare individui e società con bassissimo credito. Questo, a sua volta, ha spinto l’innovazione finanziaria a creare strumenti sempre più complessi e rischiosi per sfruttare la crescita del mercato immobiliare. Quando la bolla è scoppiata, culminando nel fallimento di Lehman Brothers, ha rischiato di trascinare con sé l’intero sistema finanziario americano; il peggio fu evitato dall’intervento delle banche centrali che iniziarono allora i programmi di “quantitative easing”: l’acquisto di titoli obbligazionari e l’espansione del proprio bilancio.

Fasi di una bolla speculativa

La storia finanziaria ci insegna che, nonostante le peculiarità delle differenti situazioni, ci sono dei pattern o dei percorsi ricorrenti che si susseguono secondo queste cinque fasi.

  1. Evento scatenante: Si diffonde un senso crescente di fiducia da parte degli investitori rispetto ad una determinata asset class o tecnologia. Il prezzo relativo inizia a crescere senza un apparente motivo.
  2. Boom: lentamente il prezzo continua a crescere e progressivamente si affacciano sul mercato nuovi investitori, talvolta anche istituzionali. I media iniziano a notare il fenomeno e si diffonde l’idea che un investimento nell’asset in oggetto possa rappresentare un’occasione per arricchirsi velocemente e senza sforzo. Di conseguenza cresce il livello di speculazione, innescando ulteriori rialzi dei prezzi.
  3. Euforia sul mercato: In questa fase ogni tipo di cautela è scomparsa. I prezzi dell’asset vanno alle stelle e prevale l’idea di un “ottimismo senza fine” circa il mercato di riferimento. Le notizie riguardanti il mercato sono protagoniste sui media non finanziari. Anche gli investitori più sprovveduti e disinformati accedono al mercato, temendo di perdere l’occasione d’oro che sembra presentarsi davanti ai loro occhi. Gli ultimi arrivati acquistano l’asset a prezzi completamente sopravvalutati rispetto alla realtà, spesso investendo grosse somme, alcuni si indebitano pur di saltare letteralmente nel mercato. La bolla arriva a livelli critici.
  4. Profit-Taking: Gli investitori entrati nel mercato nelle prime due fasi realizzano enormi profitti vendendo le loro posizioni. Inizia la crisi ed il prezzo, ancora una volta senza apparente motivo, vacilla all’improvviso. La situazione inizia ad essere percepita come instabile. Gli “investimenti sicuri” lasciano spazio all’incertezza finché non inizia un robusto rintracciamento dei prezzi.
  5. Panico: I media comunicano il crollo dei prezzi generando vendite di massa. Chi è entrato nella fase di euforia si trova ad affrontare perdite molto ingenti e problemi di solvibilità. La bolla è esplosa e si diffonde un profondo pessimismo. Gli effetti della bolla si manifestano anche sulla fascia più bassa della popolazione, innescando conseguenze anche su altri mercati collegati a quello dell’asset principale.

Per quanto questa descrizione possa apparire chiara e semplice, rimane il fatto che non è mai facile comprendere quanto durerà una determinata fase mentre sta accadendo. Talvolta ci sono dei segnali che vengono ignorati poiché il sentimento di euforia e la speranza di fare grossi profitti prevale su ogni altra cosa. Inoltre esistono delle tecniche quantitative basate su volumi e volatilità per captare anomalie nel trend in corso ed un potenziale cambiamento del trend stesso.

Tulipomania: la prima bolla speculativa della storia

Una menzione a parte nel mondo degli eccessi finanziari merita la prima bolla speculativa documentata nella storia del capitalismo: la bolla dei tulipani o tulipomania.

Si è verificata in Olanda nella prima metà del XVII secolo (1634-1637) e oggetto di compravendita furono i bulbi di tulipano, che raggiunsero prezzi spropositati per via della domanda di massa, della scarsità e a causa della rarità di alcune tipologie di tulipano. I bulbi di tulipano venivano importati dalla Turchia e rappresentavano uno status symbol per la classe media e alta che volevano imitare l’aristocrazia di allora. Un elemento fondamentale nella creazione della bolla fu l’incertezza del colore del tulipano una volta fiorito, impossibile da determinare a partire dal bulbo che generò così un effetto “lotteria” nell’acquisto dei bulbi. Alcuni colori, molto rari tra cui il più raro di tutti il semper augustus, raggiunsero quotazioni stratosferiche e, quando la bolla raggiunse il suo apice, un singolo bulbo di tulipano poteva essere scambiato per l’equivalente di una proprietà immobiliare.

Questo portò alcuni ad accumulare guadagni immensi e altri a perdere ogni proprietà coinvolta negli scambi. La speculazione condusse alla compravendita non solo dei bulbi ma anche alla vendita allo scoperto di bulbi che qualcuno aveva intenzione di piantare (una sorta di contratti futures ante litteram). I livelli speculativi erano ormai diventati insostenibili e nel 1637 la bolla scoppiò portando alla rovina ampie quote della popolazione coinvolta negli scambi. Le speranze di un guadagno stratosferico lasciarono spazio alla disillusione.

Conclusioni

A chi fosse interessato ad approfondire questo argomento veramente affascinante e non avesse problemi a leggere in inglese consiglio la lettura del libro “Devil take the hindmost, a history of financial speculation” di Edward Chancellor. Vi è il resoconto dettagliato di tutte le principali bolle speculative, tra cui quella della South-Sea Company, in cui Isaac Newton perse gran parte del proprio patrimonio ed arrivò a dichiarare “posso calcolare il moto degli astri ma non la stupidità degli uomini”.

Il mondo è in costante cambiamento (basti pensare agli eventi degli ultimi due anni) ed allo stesso modo agiscono anche i mercati finanziari, che ciclicamente vedono alternarsi fasi di contrazione ed espansione. Quello che non cambia è l’irrazionalità di alcuni investitori che si avventurano in mercati sconosciuti senza le adeguate competenze, e si lasciano guidare dall’emozione del momento (euforia o panico, a seconda dei casi).

Fare un buon investimento significa essere consapevoli delle proprie scelte e gestire il proprio patrimonio, non pensando solo ai rendimenti possibili ma anche al rischio che si corre. Investire significa pianificare il proprio futuro consapevolmente. Se desideri una guida affidabile per i tuoi investimenti contattaci.

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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