Alla notizia che l’oro ha rotto al rialzo il livello di 2000 dollari molti si stanno chiedendo se sia il caso di investire in oro ora o sia troppo tardi per farlo. Altri che sono in possesso di oro si chiedono se sia il momento di venderlo o di continuare a detenerlo.

L’oro rappresenta forse uno degli argomenti più controversi e discussi del mondo finanziario.

C’è chi lo definisce un metallo luccicante, senza applicazione industriale, che non produce nessun reddito.

Altri lo venerano, sostenendo che in 2000 anni di storia, sia stato l’unico modo per preservare il potere d’acquisto nel tempo. 

Quindi, conviene investire in oro in questo momento?

Prima di tutto, cerchiamo di capire a che punto è arrivato il mercato.

Iniziamo con qualche dettaglio per dare il quadro. Quindi mettetevi comodi.

Partiamo da un’analisi della performance (e che performance!). Dall’inizio del rally, iniziato nella seconda metà del 2018, ad oggi il valore dell’oro in dollari è aumentato del 73%.

Prezzo dei futures sull’oro in dollari dal 2015 ad oggi.

Allungando l’orizzonte temporale l’aumento parabolico degli ultimi mesi non perde efficacia a testimonianza che l’azione delle banche centrali risveglia il mercato così com’era successo post 2008.

Prezzo dei futures sull’oro in dollari dal 1980 ad oggi.

Tuttavia non dobbiamo farci fuorviare dall’ultimo aumento. Il modo migliore per valutare un investimento è sempre quello di valutarlo in un dato momento, quello presente, ignorando l’impatto psicologico derivante dalla storia recente sia essa molto positiva o molto negativa.

Partiamo dal presupposto, come spesso accade e di cui ho scritto recentemente in questo articolo, che il mercato nel complesso raramente sbagli nel valutare un investimento e che quindi i prezzi attuali rappresentino il corretto valore che il mercato assegna ad un investimento oggi. Eliminiamo quindi dalla nostra mente il rally degli ultimi mesi.

Ha senso comprare, o detenere, oro nei portafogli oggi?

Purtroppo l’analisi finanziaria classica non ci è d’aiuto. Non ci sono flussi di cassa da scontare e quindi non c’è nessun’analisi da fare dal punto di vista fondamentale. Non ci sono dividendi o cedole. Ogni grammo d’oro finora estratto continua ad esistere e a restare in circolazione. L’oro vale esattamente quello che l’insieme dei partecipanti al mercato pensano che debba valere ad ogni istante. Proprio per la sua storia e le sue caratteristiche l’oro rappresenta uno degli strumenti più puri su cui fare trading.

Traders di futures su oro, Chicago Mercantile Exchange, fine anni ‘60

Data la sua purezza, non solo come metallo ma anche come strumento di trading, chi si occupa di investimenti deve fare molta attenzione a quello che questo tipo di mercato comunica. I trader di metalli sono tra i più affidabili al mondo in quanto a capacità di lettura della situazione economico-finanziaria. Quando le cose vanno male comprano oro e vendono metalli industriali, quando le cose vanno bene vendono oro e comprano metalli industriali. C’è un certo fascino in questa semplicità binaria in cui tradurre un sistema complesso come il nostro. E il responso attuale è quello che le cose non stanno andando così bene come si potrebbe pensare guardando solo al mercato azionario statunitense.  

Proprio per l’assenza di parametri per l’analisi fondamentale l’analisi tecnica si presta molto a questo tipo di mercato. Dal punto di vista tecnico un prezzo che rompe resistenze al rialzo facendo segnare nuovi massimi è sempre un segnale forte, di conferma del trend in atto.

Vi sono poi le considerazioni macroeconomiche.

Il prezzo dell’oro è legato alle aspettative sull’inflazione, ma come? Attraverso i tassi reali. Il tasso di interesse reale è pari al tasso nominale, quello citato normalmente, meno l’inflazione. In pratica è quello che un investitore percepisce realmente, in termini di potere d’acquisto, dall’obbligazione. Se i tassi sulle obbligazioni governative, i tassi nominali, sono allo 0% e l’inflazione è pari all’1%: il tasso di interesse reale è quindi pari al -1%. Il rendimento reale è negativo ossia vi è erosione del capitale in termini di potere d’acquisto. Ecco perché l’oro, che rende zero non distribuendo cedole ma che nel corso dei suoi 2000 anni di storia ha mantenuto intatto il potere d’acquisto performa così bene quando i tassi reali sono negativi, perché presenta la migliore opportunità. Per capire la correlazione appena descritta si veda il grafico qui sotto.

Scala destra: tassi reali statunitensi (invertiti). Scala sinistra: prezzo dell’oro.

Finché le aspettative sui tassi reali continueranno quindi ad essere negative l’oro continuerà ad avere performance positive perché continuerà a rappresentare l’alternativa migliore. Si noti che se i tassi dovessero rimanere vicini allo zero ma l’inflazione dovesse accelerare per effetto delle azioni recenti delle banche centrali i tassi reali verranno spinti ulteriormente al ribasso. In uno scenario del genere l’oro continuerà quindi ad assolvere a quella che è dal mio punto di vista la sua funzione primaria:

L’oro è, in particolari contesti di mercato ad alto rischio macroeconomico, una sorta di assicurazione di portafoglio. Un elemento di stabilizzazione della performance in contesti ad alta volatilità.

Quando si valuta una tesi di investimento tuttavia la cosa più importante è considerare quello che potrebbe accadere se le cose non dovessero andare come pensiamo.

Quali sono quindi i fattori che potrebbero mettere fine alla corsa dell’oro e innescare un’inversione del trend attuale?

1 – Tassi di interessi reali positivi. È difficile considerare questa ipotesi ad oggi, non si vedono all’orizzonte possibilità di rialzo tassi da parte delle banche centrali e l’altra componente, l’inflazione, ha più probabilità di sorprenderci al rialzo che al ribasso. Nonostante le probabilità molto basse però un eventuale rialzo dei tassi di interesse reali rappresenterebbe sicuramente un campanello d’allarme da considerare attentamente e storicamente è sempre stato un fattore determinante alla fine di un trend rialzista.

2 – Politica fiscale restrittiva. Se i principali governi, quello statunitense in particolare, dovessero invertire il trend in atto e iniziassero ad essere molto attenti al proprio bilancio e ad eventuali deficit questo rappresenterebbe sicuramente un ostacolo al continuo aumento dell’oro.

3 – Responsabilità monetaria e fine del quantitative easing. Un’inversione di tendenza nel trend in atto da parte delle banche centrali relativamente alle politiche monetarie attuali rappresenterebbe sicuramente un altro ostacolo al continuo aumento dell’oro. Quando il potere d’acquisto viene preservato e protetto dalle istituzioni non c’è ragione di cercare rendimento nei beni rifugio, oro in primis. È quindi normale che il valore di questi ultimi si deprezzi rispetto agli altri asset finanziari e alle valute principali. A questo riguardo vorrei sottolineare che non è necessario, come molti pensano, un ritorno a situazioni ottimali di indebitamento o di politica fiscale e monetaria. È sufficiente un cambiamento rispetto al trend attuale per porre fine alla corsa dell’oro ed innescare un eventuale trend ribassista.

Per concludere vorrei aggiungere che la probabilità che uno di questi eventi accada è particolarmente bassa in un anno come questo di elezioni negli Stati Uniti. Inoltre il flusso odierno di informazioni è quello relativo ai continui stimoli delle banche centrali, le azioni di governo a sostegno dell’economia, il covid-19, le proteste dei cittadini in varie zone geografiche e le tensioni economiche tra Cina e Stati Uniti: è difficile immaginare uno scenario più favorevole alla performance dell’oro.

Come sempre si tratta di probabilità ed ognuno deve valutare attentamente le proprie scelte di portafoglio.

Non mi sono dilungato in questo articolo sul come investire in oro (investimento in oro fisico o attraverso strumenti finanziari) o su quanto detenerne all’interno di un patrimonio, tali considerazioni comportano delle analisi specifiche e personali. Se desiderate ricevere delle valutazioni ad hoc potete richiedere un incontro di approfondimento.

PERFORMANCE DELL’ORO E INDICI AZIONARI

Parlando di scelte di portafoglio, può essere utile un piccolo riassunto delle performance degli indici azionari dall’inizio dell’anno a oggi:

  • S&P 500 è tornato in territorio positivo al +2%
  • DAX è a -3.45%
  • FTSE MIB è a -17.25%.

Per quel che riguarda il mercato obbligazionario:

  • obbligazionario Europeo è a +2.39%
  • obbligazionario governativo globale (in euro) a +1.39%
  • governativo inflation linked (in euro) a +6%.

L’oro in euro è a +23%, in dollari a +35%.

Chi mi legge da tempo sa che il mio ottimismo sulle performance dell’oro non è nuovo e risale alla fine 2018, in effetti finora si è trattato di una scelta vincente.

Ciò che ha danneggiato molti portafogli nazionali nel 2020 è stata una scelta poco lungimirante: investire in Italia con poca o nulla diversificazione. Ho parlato spesso di questo problema nei miei articoli precedenti e non mi stancherò di farlo in futuro.

Se invece il portafoglio è ben diversificato, ma le performance lasciano a desiderare, allora il problema potrebbe essere il costo degli strumenti.

E il tuo portafoglio come ha performato?

Money never sleeps

Gordon Gekko

Buon ferragosto!

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RENATO VIERO, CFA

Fondatore e Direttore Investimenti

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